Pensando a quei titoli che nobilitano e, in qualche modo, identificano l’offerta del servizio Netflix, non può che venire in mente il fenomeno di “Stranger Things”. La serie fantasy horror, creata dai fratelli Duffer, ha fatto breccia nel panorama televisivo mettendo insieme elementi legati all’occulto e al paranormale con ampi riferimenti alla cultura pop degli anni ‘80 e ‘90. Compiendo un’operazione tanto azzeccata per i nostalgici quanto intrigante per i neofiti, le citazioni si sprecano nel corso di cinque appassionanti stagioni, con strizzate d’occhio al cinema di John Carpenter o a cult ancora oggi inconfondibili, tra cui “Ghostbusters” e “I Goonies”.

Una scommessa che ha avuto un tale impatto a livello globale - con numeri di ascolto tra i più alti sulla piattaforma e varie candidature ai premi più ambiti - da rendere perfino difficile, oggi, credere in un riscontro tanto positivo. A parlarne sono stati gli stessi Matt e Ross Duffer in occasione dei Gotham TV Awards dello scorso giugno, sostenendo con convinzione quanto il pubblico abbia bisogno di nuove storie, anche alla luce dei risultati straordinari e inattesi al botteghino come quelli di “Backrooms” e “Obsession”.

Dopo aver ricevuto un premio alla carriera nel corso dell’evento, i Duffer hanno ricordato quanto, solo dieci anni fa, fosse difficilissimo ottenere la libertà creativa di cui hanno goduto con “Stranger Things”, anche considerando che non avevano mai avuto, prima di allora, alcuna esperienza nel settore televisivo o in qualità di showrunner. Un vantaggio - ha affermato Matt - che oggi, con l’influenza sempre più incisiva degli algoritmi e dei dati di ascolto, risulta ancora più necessario e difficile da tutelare. Ciò a conferma di quanto lo stato attuale del settore risenta di una situazione incerta, in bilico tra il coraggio di nuove proposte e la pigrizia di meccanismi produttivi fin troppo rodati.

Con un evento dalla portata epocale, la quinta e ultima stagione di “Stranger Things” ha debuttato su Netflix a fine novembre e si è conclusa in coincidenza con la notte di Capodanno. L’episodio finale ha chiuso il cerchio di buona parte dei percorsi narrativi rimasti in sospeso, lasciandone tuttavia alcuni che, secondo una fetta di spettatori, avrebbero necessitato di ulteriore sviluppo e chiarezza. A intervenire sull’argomento è tornato Noah Schnapp, l’attore meglio conosciuto nei panni di Will Byers che, durante un incontro con i fan in occasione del Comic Con Wales 2026, ha ammesso la propria insoddisfazione per alcuni aspetti inerenti alla puntata conclusiva.

Riferendosi in particolare a quanto scoperto sul destino di Vecna e sul rapporto tra il personaggio e Will, ha dichiarato: «Se potessi cambiare qualcosa? Onestamente, quello che non mi ha convinto è che, quando Vecna muore, Will non avverte assolutamente nulla. Avevo sempre pensato che fossero collegati, che lui sentisse ciò che passava attraverso la Hive Mind. Poi, improvvisamente, Vecna viene decapitato e Will non prova niente. È un passaggio che non sono mai riuscito a comprendere del tutto. Mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa in più. Ma io non scrivo la serie».

Non a caso, proprio il rapporto tra Will e Vecna, delineato scrupolosamente nell’arco di diversi episodi, è rimasto al centro di gran parte delle osservazioni dei fan, anch’essi sorpresi da una conclusione che sembra quasi lasciata in sospeso, laddove invece si sarebbero aspettati, proprio nel mezzo dello scontro finale, il punto di massima tensione tra i due.

C’è chi sostiene, a questo proposito, che la serie in realtà non sia ancora conclusa. Alcuni segnali arriverebbero da “Stranger Things: The First Shadow”, lo spettacolo teatrale ambientato anni prima degli eventi conosciuti nella serie principale, che terminerà al West End di Londra il 27 dicembre 2026 e, pochi giorni dopo, a Broadway, il 3 gennaio 2027. Un progetto artistico incentrato proprio sulle origini di Henry Creel, il giovane destinato a diventare Vecna, che permette di approfondire alcuni elementi della trama rimasti insoluti all’interno dello show.

A questo proposito, è emersa la notizia che Netflix avrebbe voluto interrompere le repliche dello spettacolo per registrarne una versione professionale, un po’ come fatto da Disney tempo addietro con il suo “Hamilton”. Ciò lascerebbe intendere che la piattaforma sia intenzionata a realizzare una versione cinematografica o televisiva di “The First Shadow”, andando finalmente a colmare i buchi ancora presenti all’interno dell’universo narrativo. Una strategia che spiegherebbe le perplessità di alcuni appassionati e che, soprattutto, soddisferebbe chi ancora non si è rassegnato ad abbandonare le atmosfere di Hawkins una volta per tutte.

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