Sergio Bernal arriva a Sant’Antioco: «La danza è il mio modo di parlare al mondo»
Il “Re del flamenco” si esibirà il 18 luglio all’Arena Fenicia con il trittico “Rango, Bolero, Suite Flamenca”Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Conosciuto come il “Re del flamenco”, Sergio Bernal si esibirà il 18 luglio alle 21.30 sul palcoscenico dell'Arena Fenicia di Sant'Antioco, nel contesto del FestArtes - Sulky Jazz.
Il danzatore e coreografo madrileno, già primo ballerino del Balletto nazionale di Spagna, propone il trittico “Rango, Bolero, Suite Flamenca”, accompagnato dalla musica dal vivo di chitarra, percussioni e canti.
Sergio Bernal, lei viene da una formazione classica, giusto?
«In realtà ho iniziato nel mondo di flamenco quando avevo solo quattro anni. Io ho un fratello gemello, e mia mamma era molto stanca, aveva bisogno di un po' di tempo per sé, così ha deciso di portarci a fare danza in una scuola di flamenco molto vicina a casa nostra. Mio fratello dopo una settimana ha detto “mamma, basta, la danza non fa per me… voglio fare calcio”. Io invece sono rimasto, perché da subito avevo capito che era la mia forma di comunicare con il mondo, la mia forma di parlare. La prima volta che sono salito su un palcoscenico ho saputo che quello era il mio spazio vitale di libertà e di comunicazione».
È dopo questa esperienza, che si è formato al Real Conservatorio di Madrid.
«Esatto. Lì ho veramente iniziato a imparare la danza classica, il balletto, un po' di danza contemporanea… soprattutto ho iniziato ad approfondire la danza spagnola e il flamenco. Era già una carriera professionale, dove tutti i giorni dovevo fare lezione di balletto classico e di tutti gli stili che compongono la danza spagnola».
Però non ha mai smesso di amare le sue origini…
«Perché il flamenco ti fa cercare le emozioni che hai dentro la pancia, rimesta tra tutte le emozioni che hai vissuto nella vita da quando eri un bambino, in tutte le esperienze che hai vissuto, quelle molto belle e quelle più dure, e ti smuove quell'emozione dentro la pancia. Quando balli il flamenco non solo fare un’esplosione vitale, non devi solo battere i piedi. No, la danza Flamenca che ti fa mettere sul palco tutte le emozioni che hai dentro, quindi in qualche modo ti fa diventare una persona più onesta, più emozionale. Ti costringe a fare i conti con la visceralità che hai dentro di te».
C'è spazio per l'improvvisazione, o anche il flamenco richiede quella disciplina che chiede per esempio il balletto.
«Entrambe le cose. Il flamenco richiedere disciplina perché è uno stile professionale, quindi devi lavorare tantissimo sui piedi, sul rumore, sul ritmo e sullo stile, sulla tecnica. Però c’è comunque uno spazio per l'improvvisazione, perché dentro l’improvvisazione si trovano anche delle cose che nascono in te in maniera naturale».
Il flamenco è uno stile che ha subito tante contaminazioni. In un tempo segnato da divisioni identitarie e retoriche sulla purezza, può essere un invito alla contaminazione?
«Certo, perché il flamenco lo puoi contaminare, puoi metterci dentro diversi stili. Però c'è una cosa molto importante: il flamenco deve nascere sempre della visceralità delle emozioni. Se non lo fai, se non ci metti l’onestà e la purezza delle tue emozioni stai facendo un balletto, una danza, ma non flamenco. Per esempio: la solea è molto triste, così prima di ballarla devi conoscerti molto bene per mettere sul palcoscenico e nella coreografia tutta quella tristezza, tutte quelle emozioni che hai vissuto nella vita».
Il movimento del flamenco, per come lo intende lei, è sempre narrativo.
«Il flamenco racconta sempre qualcosa anche di chi lo balla».
La prima volta a Sant’Antioco ma non la prima in Sardegna.
«No, ci sono ci sono stato almeno cinque o sei volte. Mi ha colpito tantissimo la sua bellezza naturale, quella del mare e quella delle persone. Mi pare un popolo molto ricco perché ha tante contaminazioni; mi ricorda le Baleari, che per me sono uno dei posti più belli al mondo».
È un po' come il flamenco: molto contaminato.
«Esatto: forse è per questo che la adoro».
