Riccardo Lai in scena a Villacidro, con “(R)esistere a San Silvano”
L’attore e regista: «Il paese aiuta a ritrovare te stesso, ma può anche fare da scudo per non aprirti al mondo»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La conclusione dell'anteprima di una festa secolare, affidata a un adattamento che unisce tradizione e contemporaneità. Prima che inizi ufficialmente la settimana delle celebrazioni per san Sisinnio a Villacidro, il palco sotto le stelle di piazza Zampillo ospita "R)esistere a San Silvano", ideato e recitato da Riccardo Lai. Classe 1987 e di natali villacidresi, l'attore e regista porta avanti la sua carriera teatrale e cinematografica tra l'Isola e oltre il Tirreno: ma è il ritorno a casa che lo ha ispirato a creare uno spettacolo dedicato alla cittadina, e tratto proprio da "San Silvano" di Giuseppe Dessì.
Cosa resta ancora percepibile sul territorio, oggi, del romanzo firmato dal "Proust sardo"?
«Leggendolo su suggerimento, dentro "San Silvano" ho trovato alcune cose che sentivo riguardarmi personalmente. Soprattutto, nell'idea di provare a tagliare il cordone ombelicale che ci lega alle radici: non porto molti lavori dal vivo, ma quelli che realizzo trovo siano un modo per darmi pace su questioni personali. E penso che Dessì scrivesse con queste intenzioni, con il risultato di un testo ancora attualissimo, capace di descrivere dissidi e tensioni ancor oggi esistenti, e il desiderio di uscire da una dimensione spesso restringente che si scontra con il costante desiderio di ritorno. Un dualismo dell'animo esplicitato in un passaggio da Dessì, che scrive "San Silvano è come il fondo di un lago pieno d'incanti: bisogna appena toccarlo col piede e subito risalire la superficie"».
Si può parlare di un'identificazione più autobiografica verso i temi e i personaggi di "San Silvano"?
«Decisamente sì, e tornando all'immagine di prima, l'idea è che con questo spettacolo potrò tagliare questo cordone ombelicale insieme ai miei co-autori Alice Murgia e Andrea Cuccu. Tutti i sentimenti contrastanti che emergono lungo il romanzo esprimono una profonda appartenenza persino all'acqua e all'aria della propria terra: Dessì descrive sempre la gioia di tornare a casa nella scrittura e nei documentari. Chiaramente abbiamo vissuto vite e tempi diversi, di certo l'identificazione non è per equipararmi a lui, ma perché tratta delle tematiche che mi riguardano anche al di fuori del livello più personale, come la tutela dei lavoratori e l'emergenza ambientale. Un autore veramente all'avanguardia».
C'è quindi una chiave di lettura in senso comunitario, che guarda a "San Silvano" come universo corale?
«Senza dubbio. Una delle prime ispirazioni per il progetto era non casualmente la poesia dell'America rurale di Edgar Lee Masters: ogni persona ha un'identità che potremmo definire un "personaggio" del paese, che si crea il proprio ruolo e alla cui morte tutto il resto del paese è presente e, anche dopo tempo, ricorda quella persona. Ovviamente abbiamo rimosso l'elemento epitaffico, ma questa modalità di racconto ci piaceva e siamo andati a intervistare una sessantina di persone del paese sui temi del romanzo. Veramente chiunque e in qualunque età, ambiente o professione, e queste stesse interviste saranno proiettate durante lo spettacolo, seguendo il crescere delle letture, che si legheranno alle musiche elettroniche di Cuccu: sembrerà praticamente un rave, dove però saranno centrali le parole di Dessì. E vorremmo anche porre domande al pubblico rispetto alle questioni trattate, personali e significative per tutti i presenti, dal periodo industriale di Villacidro e il suo rovinoso crollo fino al tema della salute mentale, molto sentito in paese».
Non è quindi un discorso di fuga, ma un universale monito ad allargare i propri orizzonti?
«C'è una frase che ha scritto Cicconi, con cui ho iniziato a concepire il progetto un anno fa: "resistere a San Silvano vuol dire anche resistere a quella nostra parte che vuole tirare i remi in barca e disinteressarsi al mondo, trovando nella fusione con le proprie radici uno scudo alla crescita individuale". E questa cosa è molto vera: il paese aiuta a ritrovare te stesso, ma può anche fare da scudo per non aprirti al resto del mondo e delle cose, mettendo un freno alla tua capacità di non saper uscire dall'immobilità del luogo d'origine, che serpeggia spesso anche nel libro».
E insieme alle interviste, saranno proiettate anche preziose riprese risalenti al 1963, dal documentario di Dessì "Sardegna, un itinerario del tempo", fornite da Rai Direzione Teche.
«Esatto, e saranno proiettate nel muro della chiesa di santa Barbara con un proiettore, come silenzioso sfondo visivo all'audio delle interviste: si creerà una situazione molto suggestiva, anche grazie all'impegno della giovane regista Alice Murgia, sulla quale punto come talento futuro. Proprio questa settimana abbiamo girato insieme dei video del paese dalla macchina in movimento, anche in questi ultimi giorni abbiamo messo a punto gli ultimi dettagli tra prove delle proiezioni, montaggio, e altri aspetti tecnici. Il risultato finale, unito alle musiche di Cuccu, mi è sembrato di un verismo che va per certi versi oltre il reale: e oltre alle sue composizioni la colonna sonora comprenderà anche altro materiale contemporaneo, come Afterhours e Gorillaz, nell'idea di far emergere tutta l'attualità di un testo pubblicato nel 1939».
