Rispecchiando con l’affluenza in sala le impressioni entusiastiche già espresse in sede di recensione, “L’ultima Missione: Project Hail Mary” trionfa al botteghino segnando un eccellente esordio nel mercato italiano e internazionale. Realizzato per conciliare le esigenze di tutte le fasce d’utenza, il titolo si conferma una scelta obbligata tanto per i patiti della fantascienza quanto per chi predilige un intrattenimento accessibile e dall’effetto immediato.

Uscita nelle sale italiane la scorsa settimana, la pellicola diretta da Phil Lord e Christopher Miller, con protagonista Ryan Gosling, può già ritenersi una delle mosse più riuscite della stagione cinematografica di quest’anno, con un incasso al debutto di oltre 140 milioni di dollari a livello globale, che stabilisce per il momento il miglior risultato di un titolo prodotto da Amazon MGM Studios nella programmazione prevista per il 2026.

Un esito che ha surclassato anche l’interesse del pubblico per l’horror comedy “Scream 7” - fermatosi a circa 97 milioni - e che, a fronte di un budget stimato intorno ai 190 milioni, dovrebbe coprire nel breve termine le spese di produzione, registrando ulteriori introiti positivi. Anche nel nostro Paese il titolo sbaraglia la concorrenza, con un’apertura di 1,3 milioni di euro raccolti in 363 sale e un’affluenza nelle sale di 52.172 spettatori.

Tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir, “Project Hail Mary” è una storia di speranza e fiducia nell’umanità come non se ne vedevano da tempo. Con la minaccia di un’infezione extraterrestre che sta rapidamente consumando ogni forma di vita nel sistema solare, lo scienziato Ryland Grace viene ingaggiato da un’alleanza sovranazionale per studiare il fenomeno e individuare una possibile strategia di difesa. Scoperto un corpo celeste apparentemente immune agli effetti del cataclisma, Ryland viene inviato nello spazio insieme a un gruppo di astronauti esperti. Ma, per una serie di sfortunati eventi, resterà l’unico sopravvissuto e, risvegliato dal sonno criogenico, si troverà senza ricordare nulla di quanto accaduto prima. Saranno necessari tempo e fatica per riacquistare a poco a poco la memoria, e le insidie dello spazio potrebbero rivelarsi più imprevedibili del previsto.

Trovatosi a recitare da solo sul set per buona parte delle riprese, Gosling ha raccontato in una recente intervista come la troupe lo abbia aiutato a gestire i momenti di solitudine. Accennando innanzitutto a come abbia cercato di affrontare il problema da solo, ha affermato: «Ricordo che c'era una scena in cui lavoravo da solo da forse un centinaio di giorni o giù di lì, e avevo un po' bisogno di compagnia. Così ho detto: voglio farmi amico uno straccio, e oggi voglio girare le scene con questo mio amico straccio».

Successivamente è intervenuto il team creativo: «Si è dato da fare. Hanno procurato il materiale e mi hanno costruito questo spazzolone che hanno chiamato Moppy Ringwald. Ho passato la giornata con lui, abbiamo ballato, insomma. Non sono molti i registi disposti a mettere tutto da parte per crearti un amico-spazzolone».

Anche il pensiero della famiglia e un po’ di sano ottimismo hanno fornito sostegno durante le fasi di lavoro: «Volevo inoltre realizzare un film per le mie figlie, che potesse essere qualcosa che non era animato e fatto dai migliori filmmaker al mondo, in modo grandioso, ed ero in un certo modo ottimista nei confronti del futuro».

Le visite delle figlie sul set sono state essenziali non solo per abbattere il senso di isolamento, ma anche per ricevere utili consigli su come caratterizzare il proprio personaggio: «Pongo loro sempre molte domande perché hanno un gusto incredibile, opinioni grandiose... Stavo cercando il look giusto per il personaggio e pensavo fosse un cliché indossare gli occhiali per sembrare più intelligente. E poi mia figlia è arrivata e ha detto: sembri più intelligente quando li indossi. E allora ho pensato: okay, li indosserò. E poi un giorno sono arrivate sul set e mi hanno parlato come se fossero Rocky per aiutarmi durante le scene, le abbiamo realizzate insieme. E quei momenti sono nel film. Lo potete capire perché sono così affascinato da Rocky in quel momento».

Si è espresso di recente anche il regista Christopher Miller, spiegando che il look del protagonista nasce da una ricerca curata nei dettagli: «Se guardi l'abbigliamento di Ryland Grace, è una combinazione di elementi molto specifici. Ryan ha avuto esperienze con una volpe e voleva un cardigan con delle volpi. Tutto è personale».

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