Tra le sorprese cinematografiche che hanno colpito di più in questa prima metà dell’anno compare trionfalmente “L’ultima Missione: Project Hail Mary”. Tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir e realizzato in collaborazione con Amazon MGM Studios, il film di fantascienza segna il ritorno del duo Phil Lord e Christopher Miller nelle produzioni live action, dopo aver contribuito in modo significativo al mondo dell’animazione con capolavori tra cui “Spider-Man: Into the Spider-Verse”, premiato ai Golden Globe e agli Oscar nel 2019.

Con protagonista un Ryan Gosling al massimo della forma, “Project Hail Mary” unisce al dramma suscitato dal pericolo di una potenziale catastrofe interplanetaria il tono avvincente e scanzonato dei migliori titoli d’avventura. Ciò è anche merito dell’irresistibile coppia che intrattiene gli spettatori per buona parte della proiezione: l’astronauta Ryland Grace e l’alieno denominato “Rocky”, entrambi determinati a salvare il proprio pianeta e legati da una reciproca curiosità, oltre che dal bisogno di aiutarsi a vicenda.

Con grande sorpresa, il personaggio di Rocky è riuscito a far breccia nel cuore del pubblico grazie a una caratterizzazione profonda e realistica, resa possibile dal lavoro di animazione che ha unito alla tecnologia in CGI il meglio delle competenze nel campo degli animatronics. La sfida si è rivelata una delle più ostiche dell’intero progetto, ma anche, a lavoro ultimato, una delle più gratificanti. Realizzato dal leggendario Neal Scanlan - premiato agli Oscar per gli effetti speciali con “Babe: Maialino coraggioso” - il buffo extraterrestre ha subito impressionato, al di là dell’aspetto roccioso, per le sue movenze e reazioni verosimili, al punto da sembrare “umano” non meno del suo compagno di viaggio.

Proprio sull’accurato lavoro di costruzione del personaggio, Scanlan aveva dichiarato in una passata intervista: “La sfida non era creare un mostro, ma un ingegnere spaziale. Rocky doveva apparire funzionale, non minaccioso. Ogni sua zampa ha uno scopo, ogni vibrazione della sua pelle è una parola. Abbiamo costruito un pezzo di ingegneria che potesse recitare accanto a uno dei migliori attori del mondo senza sembrare un giocattolo”.

Tra le notizie più sorprendenti c’è anche la possibilità che Rocky possa addirittura concorrere alla prossima edizione degli Oscar. A conferirgli le movenze è stato infatti James Ortiz, attore teatrale statunitense ed esperto burattinaio. Ciò avrebbe spinto lo studio a promuovere l’artista - considerato il suo contributo espressivo a tutto tondo - per la categoria di miglior attore non protagonista. La sua candidatura, infatti, risulterebbe conforme alle norme dell’Academy e ammissibile agli Actor Awards, sotto la tutela del sindacato SAG-AFTRA. La questione, in parallelo, riapre anche il tema delle modalità con cui valutare l’operato di un artista, distinguendone spesso in modo ambiguo le competenze tra recitazione, doppiaggio e qualità performative. Si può già scommettere, se non altro, che il film gareggerà per i premi più ambiti, tra cui figurano con alta probabilità, oltre alle categorie tecniche, quelli per il miglior film e per la miglior regia.

Nel frattempo, scopriamo che “Project Hail Mary” è perfino servito da sostegno ai quattro astronauti della Artemis II, la missione spaziale che, a inizio aprile, ha visto la navicella Orion viaggiare per dieci giorni intorno alla Luna, come non accadeva dai tempi dell’Apollo 17 nel 1972. Assistendo a una proiezione speciale prima del lancio, il comandante della NASA Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti Christina Hammock Koch e Jeremy Hansen hanno espresso all’unisono parole entusiastiche nei confronti del film.

Intervistato da Variety, Hansen ha dichiarato: “Siamo stati davvero fortunati. Abbiamo potuto guardare Project Hail Mary mentre eravamo in quarantena. È stato un vero regalo che ci abbiano mandato un link per guardarlo a casa con le nostre famiglie, preparandoci così alla nostra avventura spaziale”.

E, descrivendo il film come un’esperienza da cui trarre ispirazione anche per il proprio lavoro, ha aggiunto: “Vorrei solo dire a Ryan che l'arte imita la scienza e viceversa, a quanto pare. Ha fatto un lavoro fantastico nel film. È meraviglioso vedere persone che si calano così profondamente in quei ruoli. Ho pensato che fosse un esempio davvero stimolante, qualcuno che si impegna a fondo per salvare l'umanità. È un esempio straordinario che tutti possiamo seguire. Abbiamo tutti pensato che quel film fosse davvero edificante e fonte di ispirazione”.

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