Michael B. Jordan: in corsa agli Oscar per “Sinners”
La star ricorda l’esperienza maturata sul set de “La valle dei pini”Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tra le giovani star divenute una certezza nel panorama di Hollywood, paragonabili ormai per doti e notorietà ai nomi più altisonanti del settore, Michael B. Jordan vanta a oggi un meritato posto d’onore. Formatosi grazie all’esperienza maturata sui set televisivi e divenuto presto una delle prime scelte nelle grandi produzioni destinate alle sale cinematografiche, l’attore afroamericano, classe 1987, ha imparato fin da subito a spaziare tra prodotti mainstream e titoli più ricercati, andando a occupare uno spazio che, non molto tempo fa, hanno visto in prima linea giganti come Samuel L. Jackson e Denzel Washington.
Indimenticabile già ai suoi esordi, come si è potuto apprezzare nella prima stagione di “The Wire”, Jordan ha avuto una svolta decisiva nella carriera a partire dalla collaborazione con il regista Ryan Coogler in “Creed”, spin-off del franchise di “Rocky”, divenuto presto una saga e ampiamente riconosciuto dalla critica con svariate candidature agli Oscar. Non meno rilevate, seppur sul versante opposto, l’impegno dimostrato nei panni del temibile Killmonger in “Black Panther”, il cinecomic targato Marvel Studios - sempre diretto da Coogler - che ha registrato alcuni dei più alti incassi tra le uscite dello studio.
L’amicizia e il legame artistico tra Jordan e Coogler hanno infine dato vita a “Sinners”, titolo considerato tra i maggiori successi commerciali di Hollywood nella categoria dei franchise originali e, soprattutto, il film con il più alto numero di candidature mai ottenuto nella storia degli Oscar. In gara per accaparrarsi sedici statuette, la pellicola ha rapito pubblico e stampa specializzata con il suo mix di thriller, horror e folk music. Per il doppio ruolo dei gemelli Stack e Smoke, Jordan figura tra i candidati come miglior attore protagonista, e non saranno in pochi a scommettere su di lui.
Guardando al futuro con impresso il passato che gli ha garantito la fama, l’attore ha rilasciato un’intervista a Sirius XM e ha colto l’occasione per ricordare l’impegno investito in “La valle dei pini”, soap opera dell’emittente televisiva ABC andata in onda per la prima volta nel 1970 e terminata nel 2011. Ha dichiarato in proposito: “Il tempo che ho passato in quello show ha fatto tantissimo per me, a livello educativo. Giravamo più di cento pagine al giorno. Facevamo un episodio e mezzo al giorno. Era una macchina”. Una dedizione non di poco conto, se si pensa che Jordan all’epoca “non aveva mai frequentato corsi di recitazione o scuole di teatro”.
Al fianco di veterani come Susan Lucci, Darnell Williams e Walt Willey, Jordan ha imparato a strutturarsi e ad acquisire la giusta dimestichezza, guadagnandosi ben presto la stima dei colleghi, come affermato dalla stessa Lucci che lo ha definito: “preparato, puntuale, impegnato, gentile e rispettoso con tutti”. Un pensiero che l’attore non ha mancato di apprezzare con sincerità, replicando a sua volta: “È dolcissimo. Devo proprio risentirla”.
Con occhio sempre vigile sulla scelta dei ruoli, Jordan ha reputato a posteriori il suo personaggio - quello di Reggie Porter Montgomery - troppo stereotipato e bidimensionale. Ciononostante, sono state proprio queste criticità a guidarlo nelle scelte successive. Ne aveva già parlato nel 2015 alla rivista GQ, definendolo “senza padre, senza madre, un ruolo nero stereotipato in una soap”. Oggi, in proposito, può affermare: “Ho visto lo stereotipo e ho capito: questi sono i ruoli che non voglio più interpretare”.
Quanto invece al suo contributo nel genere supereroistico, Jordan ha confessato, in un’intervista a CBS Sunday Morning, di aver fatto ricorso a un sostegno terapeutico per liberarsi definitivamente dall’immedesimazione nei panni di Killmonger. Accennando al suo investimento fisico ed emotivo, ha spiegato: “Dopo il film, quel ruolo è rimasto con me per un po'. Sono andato in terapia, ne ho parlato, ho trovato un modo per decomprimere. A quel punto stavo ancora imparando che avevo bisogno di liberarmi dal peso di un personaggio”.
E, descrivendo più nel dettaglio il suo profilo oscuro, ha aggiunto: “Erik non conosceva molto l'amore. Non l'aveva mai sperimentato. Ha vissuto tanti tradimenti, sistemi falliti intorno a lui che hanno plasmato la sua rabbia e frustrazione”.
