Sanremo, le Bambole di pezza: «Forti, libere e rock nel nome della sorellanza»
Cinque donne per l’unica band in gara: «Etichette? Non ne vogliamo». Nella serata delle cover “Occhi di gatto” con Cristina D’AvenaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’unico gruppo a Sanremo 2026 e il primo dopo tanti anni di sole donne. Le Bambole di pezza esordiscono all’Ariston orgogliose di portare un pesante fardello, quello di rappresentare da complete outsider due mondi musicali in Italia in crisi, band e rock, e di farlo «col giusto impegno e responsabilità». «Il nostro credo è la sorellanza», rivendicano, quel valore di alleanza, di rete, di sostegno (non solo tra donne) per cambiare qualcosa di culturalmente ancora troppo profondo. “Resta con me”, lo chiariscono subito, non è una canzone d’amore ma un invito umano alla connessione, all’unione. Una power ballad - scritta assieme a Nesli - che tiene sullo stesso piano forza e fragilità.
L’unità quando si è in cinque, tutte di gusti musicali diversi, dal rhythm and blues fino al death metal, e anche di generazioni differenti, è necessaria, ma nel loro nome c’è tutto: «Troppo facile essere di plastica, tutte uguali, noi siamo bambole di pezza. Artigianali, cucite a mano in un patchwork di emozioni, di scarti a volte, a cui viene data nuova vita».
Nate a Milano nel 2002 ispirandosi al movimento delle Riot Grrrl, che negli anni Novanta negli Usa coniugavano femminismo e musica punk, tengono alta la bandiera della formazione originaria Daniela "Dani" Piccirillo (chitarra ritmica) e Lisa "Morgana Blue" Cerri (chitarra solista). A loro si sono aggiunte nel 2021 le nuove leve: Martina "Cleo" Ungarelli alla voce, Federica "Xina" Rossi alla batteria e Caterina Alessandra "Kaj" Dolci al basso.
Di essere poco note - nonostante una carriera segnata da centinaia di palchi tra cui il Concerto del Primo maggio e aperture con giganti del rock come i Sex Pistols e gli Editors - lo sanno bene: «Ci siamo chieste, come vogliamo presentarci al pubblico mainstream?». La risposta è appunto “Resta con me”: un testo che in un momento storico difficile celebra l’esigenza di stare insieme. Un messaggio politico? «Certo. Un richiamo all’umanità, al darsi valore contro le crisi e l’odio facendo sentire la propria voce». Il femminismo è ovunque, una missione: «Creare una consapevolezza sui temi su cui ci impegniamo da sempre: lotta al sessismo, contrasto alla violenza e difesa delle pari opportunità».
Da Sanremo, preparandosi al nuovo Club Tour 2026, da Milano a Napoli, sperano di uscire senza marchi: «Ci definiscono punk, rock, estreme, ma l’unica spilletta che accettiamo è quello di donne indipendenti ed emancipate. Questo è quello che ci rende ribelli a un sistema: l’attitudine. Cosicché se un domani volessimo fare folk saremmo libere di farlo, a modo nostro». E comunque, chiarisce Cleo: «Vi sfido a dire che “Resta con me” non è rock, tra chitarre distorte e una potenza incredibile».
Nella serata delle cover la scelta è fuori dagli schemi: “Occhi di gatto”, con la regina delle sigle dei cartoni animati, Cristina D’Avena. «Abbiamo creato una versione bambolizzata. Cristina si è dimostrata subito disponibile, una sorella, anzi è stata lei a chiederci di spingere di più». Una canzone scolpita nella memoria di tutti che risponde all’esigenza di leggerezza. «Ma comunque il messaggio resta intatto, visto che si parla di tre sorelle che hanno fatto un patto con astuzia e perizia». E permette di potersi lasciar andare al sogno più bello: agganciare l’attenzione di qualche bambina che, guardando quelle ragazze scatenarsi in tv, possa sentirsi ispirata a esprimere se stessa con la musica.
