Elizabeth Banks si schiera contro il patriarcato a Hollywood e la politica americana
La star di Hunger Games: «Non capisco il 53% delle donne bianche che non hanno votato per Kamala»Una scena di Hunger Games (Ansa)
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L’abbiamo vista comparire innumerevoli volte sullo schermo e, se oggi Elizabeth Banks può dire di aver dimostrato a Hollywood la propria stoffa, è anche merito di un’esperienza sul set a tutto tondo. Ricordata per il personaggio di Betty Brant nella trilogia di “Spider-Man” firmata da Sam Raimi e per il contributo altrettanto rilevante nella saga cinematografica di “Hunger Games”, nei panni dell’affascinante Effie Trinket, l’attrice americana è legata in modo non meno saldo al mondo delle serie televisive: si pensi infatti alla sua interpretazione della dottoressa Kim Briggs in “Scrubs”, o all’apparizione in show più recenti come “Modern Family”.
Ma, oltre all’impegno profuso davanti alla cinepresa, la star ha saputo farsi notare dimostrando altrettanto interesse per la regia: tra i suoi ultimi lavori spicca in particolare “Charlie’s Angels”, sequel del 2019 collegato allo show televisivo e ai film precedenti, che, rinvigorito da un cast nuovo di zecca, ha puntato a rilanciare il franchise con una veste più allineata ai gusti del mercato odierno. L’esito, tuttavia, non si è è rivelato pienamente convincente, registrando un tiepido riscontro sia sotto il profilo economico sia sul fronte della critica.
Già in questa circostanza colpirono non poco alcune considerazioni della cineasta, la quale, in risposta agli scoraggianti incassi al botteghino, si schierò contro un certo stereotipo hollywoodiano, secondo cui l’offerta filmica soffrirebbe ancora di un’eccessiva discrepanza tra i prodotti pensati per il pubblico maschile e quelli destinati al pubblico femminile, senza che le due fasce d’utenza riescano a trovare una via d’interesse comune. Ferma oppositrice del patriarcato dentro e fuori dal mondo del lavoro, Banks è tornata ad approfondire il tema durante un’intervista al Kelly Clarkson Show, in occasione dell’uscita di “The Miniature Wife”, la nuova serie televisiva dell’emittente Peacock che la vede protagonista.
Ricordando le volte in cui si è sentita svalutata o discriminata per il fatto di essere donna, ha raccontato di come, a detta di taluni, le sarebbe stato difficile dirigere altri uomini qualora avesse deciso di esordire come regista: “Mi è stato letteralmente detto, dato che dirigo film, che non puoi dirigere gli uomini. Non ti seguiranno. E poi ho diretto Ray Liotta, che aveva interpretato Henry Hill in Quei bravi ragazzi, e penso di aver fatto centro. Fatto. Va tutto bene”.
Tornando sull’argomento scottante di “Charlie’s Angels”, Banks ha espresso il proprio disappunto per il fatto che il titolo fosse stato etichettato come riservato alle sole donne: “Gran parte della storia che i media volevano raccontare su Charlie's Angels era che si trattasse di una sorta di manifesto femminista. La gente continuava a dire: sei la prima regista donna di Charlie's Angels! E io pensavo: hanno fatto solo una serie TV e i film di McG, ma di cosa state parlando? Non c'è una tradizione così lunga. Mi piaceva semplicemente il franchise. Da parte mia non c'era questa ambizione da femminista. È stata aggiunta da loro, ed è stato un po' deludente. Mi è sembrato che incasellasse me e il pubblico del film”.
Proprio il timore che il film venisse mal interpretato la spinse a chiedere alla produzione di orientare la campagna pubblicitaria anche verso gli spettatori maschili: “Ricordo di aver parlato con una persona che mi ha detto: avrete una collaborazione con Drybar, che è, insomma, un salone specializzato in acconciature. E io ho risposto: va bene... ma potremmo avere uno spot durante i playoff di baseball? È stato interessante vedere come l'industria percepisce i progetti che hanno come protagoniste le donne. È stata una vera lezione per me”.
In un’altra occasione, durante una puntata del podcast One Nightstand, Banks non si è trattenuta dal commentare l’attuale situazione politica negli Stati Uniti. Creando un curioso parallelismo con il personaggio di Effie, la star ha ricordato il diritto delle persone di opporsi ai despoti e ai loro sistemi autoritari: “Per me, è uno dei personaggi con l'arco narrativo più grandioso che abbia mai interpretato, perché ovviamente sostiene questo regime fascista da cui trae vantaggio, e solo quando inizia a preoccuparsi davvero e a capire quanto sia ingiusto il tentativo di coinvolgere di nuovo Katniss e Peta nei Giochi… Penso che in Catching Fire, quando dice: voglio far parte di questa squadra, e la si vede davvero lottare, e poi alla fine diventa una rivoluzionaria... Vorrei che più di noi diventassero rivoluzionari! Effie è un modello, ragazzi! Non capisco il 53% delle donne bianche che non hanno votato per Kamala”.
