Neanche il tempo di spargere la voce sui social e la sua prima nell’Isola, in programma il 7 febbraio all’Auditorium del Conservatorio di Cagliari alle ore 21, con lo spettacolo “Diario di un trapezista”, è già sold out.

Sigfrido Ranucci, dopo tantissime tappe dal sud al nord della Sardegna con il suo ultimo libro, “La scelta”, edito da Bompiani, debutta a teatro con un nuovo progetto.

E proprio ieri dai suoi canali social, il coraggioso giornalista d’inchiesta, che ama la Sardegna, ha annunciato una replica pomeridiana, sempre il 7 febbraio, con inizio alle ore 18.

Un amore ricambiato dal pubblico che in ogni occasione gli ha mostrato un affetto davvero incredibile: qualunque presentazione dei suoi libri, tantissime quelle realizzate lo scorso anno, si sono trasformate in un tripudio di emozioni, di stima e di applausi con code interminabili per un selfie e per una dedica con colui che oggi rappresenta, senza dubbio, uno dei più sinceri, apprezzati eed autentici paladini della legalità e della trasparenza.

Sembrava impossibile sostituire ed eguagliare il successo di una forza della natura come Milena Gabanelli in uno dei format più seguiti della Rai come "Report", ma Sigfrido Ranucci, col suo stile diretto e senza fronzoli, antistar per eccellenza, persona umile e disponibile con tutti, è entrato nel cuore di milioni di italiani.

Ed ora la sua prima pièce teatrale, andata in scena in anteprima nazionale a Spoleto lo scorso settembre, è richiestissima in tutta Italia ed in ogni sala il copione è sempre lo stesso: posti esauriti.

"Diario di un trapezista" è il racconto teatrale inedito di un Sigfrido Ranucci intimo e personale, lontano dalle luci della ribalta televisiva.

Un viaggio attraverso gli episodi meno noti della sua vita professionale e privata, tra indagini scomode, incontri inaspettati e scelte che hanno cambiato il corso delle sue inchieste e della sua esistenza.

A partire dalle grandi inchieste giornalistiche di Report, Ranucci intreccia sul palco una narrazione emozionante fatta di testimonianze vere, personaggi borderline e situazioni al limite, spesso sfuggite ai riflettori ma cruciali nel determinare il successo, e il rischio, del suo lavoro.

Un vagabondo che lo aiuta a realizzare lo scoop su Falluja e il fosforo bianco, un tassista che lo guida alla pinacoteca segreta di Tanzi, una producer svizzera che lo salva da un complotto politico. E poi: un rapinatore pugliese, una vicepreside complice d’inchiesta, una professoressa con la videocamera pronta al momento giusto, una bodyguard che sventa un sabotaggio interno alla Rai.

In scena prende forma il "Sigfrido trapezista", in bilico tra informazione e pericolo, coraggio e fragilità, inchiesta e vita. Perché ogni persona incontrata – anche solo per un attimo – ha lasciato in lui un segno, una lezione, un pezzo di sé. Un monologo potente, sincero e pieno di verità, che racconta ciò che non si vede in tv, ma che ha reso possibili le inchieste più celebri del giornalismo italiano.

L.P.

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