Un sorriso luminoso, proprio come il suo nome, ma un piglio deciso, e la consapevolezza di chi oggi a Roma giocherà una battaglia importante. La battaglia per la vita.

Maria Sole Giardini, 37 anni fra due giorni, guida oggi il gruppo di donne che, fuori da Montecitorio, sono intenzionate a fare capire come dietro al tema dell’utero in affitto, troppo spesso liquidato e banalizzato, e ora indicato come un "reato universale" da una proposta di legge sostenuta anzitutto da Giorgia Meloni, ci sia molto di più. E ci sia, soprattutto, una speranza di diventare mamma per chi mamma, in altri modi, non lo può diventare. Anche, come nel suo caso, per via di un crudele scherzo del destino.

Maria Sole, che è anche consigliere generale dell'associazione Luca Coscioni, è nata con una sindrome rara, la "Mayer Rokitansky Kuster Hauser", che colpisce una bambina su cinquemila. Le chiamano le "ragazze Roki": non hanno l'utero, ma le loro ovaie sono perfettamente funzionanti.

"Abbiamo ovociti che possono essere fecondati con la fecondazione assistita – spiega Maria Sole a Unionesarda.it - ma non abbiamo la 'culla' dove far crescere il nostro bambino".

Come vive una "ragazza Roki"?

"La sindrome non è semplice da affrontare, porta con sé risvolti psicologici importanti. Non ti senti come le altre, fatichi a relazionarti con l’altro sesso. Oggi la chirurgia aiuta, ad esempio con la ricostruzione, ma quando poi incontri l’uomo della tua vita, quello con cui vorresti avere una famiglia o dei figli, la situazione ovviamente si complica”.

Quali sono le strade che ha oggi una "ragazza Roki" per diventare mamma?

"L’adozione, che sappiamo però tutti come sia un percorso a ostacoli; il trapianto di utero, che è però ancora in via sperimentale – il primo in Italia risale al 21 agosto scorso - con 13 bambini nati ad oggi in questo modo nel mondo e con evidenti rischi per la mamma. E poi, ovviamente, la maternità surrogata, che rimane dunque attualmente l’unico modo per avere un figlio nostro".

E proprio su questo tema si inserisce la nuova proposta di legge, che vuole fare diventare la gestazione per altri un "reato universale", anche se praticata all'estero e dove consentito dalla legge.

"Le spiego il concetto con una domanda: se mia sorella, una mia amica, una cugina, vuole donare nove mesi della sua vita per far vivere un bambino, perché deve essere vietato? Perché se una donna, una mamma – perché tale deve essere chi presta il suo utero a questo tipo di fecondazione – vuole compiere un gesto di generosità estrema regalando la vita al bambino di un’altra donna non lo può fare?".

In molti parlano di sfruttamento delle donne che si prestano a questo tipo di pratiche...

"In Grecia, in Portogallo, in Inghilterra e in Canada, dove la maternità surrogata è permessa, il tutto avviene senza scambio di denaro ma solo come atto solidale. Le donne che offrono il loro utero non sono dunque delle ‘sfruttate’, ma madri che mettono il loro corpo a disposizione perché capiscono quanto grande può essere il dolore di una donna che non può diventare madre".

Perché, secondo lei, sarebbe importante consentire la gestazione per altri in Italia?

"Tre anni fa ho fatto un appello pubblico, d’accordo con mia marito Sergio, per cercare in Italia una madre surrogata. In Italia sino ad oggi questo tipo di gestazione può essere effettuata solo con un’autorizzazione del tribunale, come atto solidale. Bene, non sa in quante mi hanno risposto. Perché, allora, arrivare a vietarlo con una legge che liquida l’atto solidale proprio come fosse una pratica barbara e commerciale?".

A Giorgia Meloni, sostenitrice della proposta di legge e anche mamma, cosa vuole dire?

"Le voglio dire: da mamma a mamma, davvero non vuole fare nascere il mio bambino? Ci sono tante donne, proprio come lei, nate dalla parte giusta. Ma ci sono anche donne, come me, nate dalla parte sbagliata. Non farci diventare madri, quando potremmo esserlo grazie alla generosità di altri, la giudico una forma di violenza. Violenza di uno Stato che dovrebbe ascoltare le donne, e non punirle solo per il desiderio di avere un figlio".

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Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell

LA LEGGE E LE SANZIONI - In Italia, come ci chiarisce Filomena Gallo, avvocato nonché segretario dell'associazione nazionale Luca Coscioni, "al momento vige la legge 40 che vieta la commercializzazione di gameti, embrioni e utero surrogato". Per eseguire la tecnica di gestazione per altri occorre rivolgersi e avere l'autorizzazione dal tribunale, "cosa che peraltro sino ad oggi non è mai avvenuta – ci spiega - Maria Sole sarebbe dunque il primo caso".

E qui si inserisce la nuova proposta di legge in discussione in Parlamento, che vuole dunque liquidare la gestazione per altri come "reato universale": se la proposta fosse approvata potrebbe essere punita con la "reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro, anche nei casi di gestazione per altri conclusa all'estero", e dunque nei Paesi in cui questa è consentita da una legge dello Stato.

L'IMPEGNO DELL'ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI - "Quello che invece occorre fare – chiarisce Gallo – non è vietare ma semmai normare l'intera procedura. Che fra l'altro riguarda il diritto alla maternità e paternità anche delle coppie omosessuali. Come associazione Luca Coscioni abbiamo lavorato dal 2016 a una bozza di proposta di legge sulla cosiddetta gestanzione per altri 'solidale', portata avanti senza alcun compenso, con l'obiettivo di mettere al centro la tutela dei nati, della gestante per altri e dei genitori intenzionali, ovvero coloro che hanno fatto ricorso alla tecnica. Una legge basata sul principio di 'solidarietà', che tuteli tutti i soggetti coinvolti e che si basi su libere scelte, tutela della salute, garanzie, trasparenza, piena legalità e tutele assolute in primis dei nati".
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