In crescita la Cigs per chiusure aziendali e solidarietà
Meno cassa nel primo trimestre 2026, ma quella straordinaria supera l’ordinariaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nel primo trimestre del 2026 le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps calano del 22,67% sullo stesso periodo del 2025, attestandosi a 131,5 milioni. Meccanica ed edilizia sono i settori che soffrono di più. Ma le ore di Cig straordinaria (Cigs) superano le ore di Cig ordinaria (Cigo) - 68 milioni e 600mila a fronte di 58milioni e 800mila -, segno di una crisi di natura non temporanea, ma strutturale che interessa ormai da tempo l’industria.
In particolare, sono 117 le realtà produttive che hanno chiesto la Cigs per chiusura aziendale, con una crescita del 27,17% rispetto a gennaio-marzo 2025. È questo il quadro tracciato dall’ultimo rapporto di Lavoro & Welfare, l’associazione presieduta da Cesare Damiano, realizzato da Giancarlo Battistelli, che analizza i dati Inps relativi alla richiesta di ammortizzatori sociali nel primo trimestre.
Tra gennaio e marzo la Cigo e la Cigs coprono insieme oltre il 96% di tutte le ore autorizzate. Il sorpasso della Cigs è generato dal calo della Cig ordinaria che è più accelerato (-35,75%) di quello della Cig straordinaria (-9,29%). Nel primo trimestre 2026 il settore che richiede più cassa integrazione è quello Meccanico, con oltre 60 milioni di ore (-25,80%), mentre quello con il maggior incremento percentuale di richiesta è l’Edile (+32,29%), con oltre 7 milioni di ore.
Molta della richiesta di Cigs è generata dalla riattivazione di decreti - sospesi in precedenza - che tornano ad essere utilizzati dalle aziende. Cresce il numero delle aziende che chiedono la Cigs (sono 848, pari a +3,54%sul primo trimestre 2025), allo stesso tempo le singole unità produttive passano da 1.273 siti a 1.492 (+17,20%).
I decreti di Cigs sono riferiti soprattutto alla causale dei Contratti di solidarietà (riduzione di orario lavorativo per evitare i licenziamenti): da gennaio a marzo sono 597 nuovi decreti (+6,23%), pari a due terzi dei decreti di Cigs finora concessi (rappresentano il 70,40% del totale dei decreti, mentre un anno fa erano il 68,62%). Oltre all’aumento dei decreti di Cigs riguardanti aziende che chiudono (117 imprese +27,17%), cresce il numero dei decreti di sospensione temporanea (sono 100, pari a +56,25% sul 2025) - il ricorso a questa causale, anche se nell’immediato ha un effetto positivo, rappresenta un’incognita sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti -, mentre si riduce la richiesta della causale di Crisi aziendale (-8,24%) e per Riorganizzazione aziendale (-26,32%). Sempre nel primo trimestre del 2026, il settore che richiede più ore di Cigs è quello Meccanico: oltre 60milioni (-25,80%).
Segue il settore Metallurgico con oltre 11 milioni di ore (-32,77%), quello Edile con oltre 7milioni di ore (+32,29%), il Legno con oltre 7 milioni di ore (+30,36%), quello Chimico con oltre 7 milioni di ore (-27,42%), Pelli e Cuoio con oltre 6 milioni di ore (-39,56%). Le Regioni con il numero maggiore di decreti di Cigs sono la Lombardia con 195 (-1,52%), il Piemonte con 109 (+45,33%), l’Emilia-Romagna con 105 (+5%), il Lazio con 77 (+4,05%), la Toscana con 65 (+16,07%).
Fin qui le ore autorizzate dall’Inps di cassa integrazione ma il “tiraggio”, ovvero l’utilizzo effettivo è sempre più basso: l’Inps ha comunicato che a gennaio è stato del 14,97%.
Il report di Lavoro & Welfare trasforma le ore autorizzate in giornate lavorative perse: sono oltre 16 milioni, ma il dato andrà poi aggiornato alla luce del “tiraggio” finale. Così come le ore totali di Cig equivalenti a posti di lavoro con lavoratori a zero ore, che corrispondono ad un’assenza completa di attività produttiva per oltre 256mila lavoratori. La perdita media di un lavoratore in Cig a zero ore nel trimestre - pari a 1.400 euro di reddito netto- resta invece un dato reale.
«È positivo che vi sia un calo nelle ore di Cig richieste dalle imprese - commenta Damiano -, ma se si leggono i dati non solo dal punto di vista quantitativo, ma qualitativo, emerge che per la prima volta la Cigs supera la Cigo, allarma l’aumento di decreti di chiusura degli stabilimenti. Consideriamo, infine, che stiamo commentando i dati di gennaio-marzo che scontano solo parzialmente gli effetti della guerra con l’Iran iniziata a fine febbraio, e il conseguente shock petrolifero, fattori che si faranno sentire nella loro interezza nelle prossime rilevazioni sulla richiesta di cassa integrazione da parte delle imprese».
Giorgio Poglietti
(Estratto da “Norme & Tributi Plus Lavoro”, Il Sole 24 Ore, 7 maggio 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)
