I primi a fare i conti con gli effetti del ciclone Harry saranno quelli che operano nelle imprese balneari per le quali si avvicina la stagione estiva.

A rischio ci sono circa 6 mila lavoratori che potrebbero non trovare occupazione nelle imprese costrette a fare i conti con circa 10 milioni di euro di danni. Una cifra sottostimata in un comparto che comprende alberghi, stabilimenti balneari, porti turistici e impianti per l’itticoltura e la pesca. A sollevare il problema è Confindustria Sardegna che, dopo l’incontro dei mesi scorsi con la Regione. Proprio la questione ricostruzione e investimenti diventa un problema. «Come noto, l’adeguamento alla Direttiva Bolkestein, imposta dall’Ue, prevede procedure concorrenziali per l’assegnazione delle concessioni balneari che mal di adattano alla realtà della nostra regione - scrive in un documento Confindustria Sardegna - costituita in gran parte da micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che si occupano della gestione degli stabilimenti balneari prevalentemente stagionali e con notevoli vincoli, connessi all’insularità». Da qui la richiesta, da parte delle imprese, per «individuare una adeguata disciplina normativa che riconosca le specificità delle concessioni demaniali regionali in un’ottica di non assoggettamento alle procedure di evidenza pubblica, considerati anche i limiti della domanda del servizio». Dopo gli effetti del ciclone Harry, per cui ancora prosegue la conta dei danni, dalle strade statali a quelle provinciali e comunali, la Regione ha mosso i primi passi con l’istituzione della Cabina di regia composta dai sette assessori e i vertici dell’amministrazione. Obiettivo: la Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici che diventa asse trasversale dell’azione pubblica.

«Con l’attivazione del coordinamento interassessoriale, la strategia regionale di adattamento ai Cambiamenti Climatici assume il ruolo di quadro unitario di riferimento per l’intera azione pubblica regionale - è il commento dell’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi -. In questa prospettiva, l’obiettivo è superare gli approcci settoriali, integrando stabilmente le variabili climatiche nelle politiche infrastrutturali, economiche, sociali e territoriali, orientando in modo coerente le scelte pubbliche lungo un orizzonte di lungo periodo». Che tradotto significa «rafforzare in modo permanente la capacità del sistema pubblico di prevenire, anticipare e gestire rischi sempre più complessi e interconnessi. Integrare il rischio climatico nelle politiche pubbliche significa rendere più resilienti le infrastrutture, garantire la continuità dei servizi essenziali e migliorare l’efficacia dei sistemi di protezione civile, con un approccio fondato sulla prevenzione e sulla pianificazione».

Davide Madeddu

(Estratto da “Il Sole 24 Ore - Sud”, Il Sole 24 Ore, 24 aprile 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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