Referendum, l’incontro a Porto Torres: il punto di vista del magistrato Vacca
L’appuntamento organizzato dal Pd sulle ragioni del “no”, domani un approfondimento sulle ragioni del “sì”Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Indebolimento dell’autonomia e della indipendenza dei giudici nel loro ruolo di interpreti della legge, in termini conformi alla Costituzione e ai trattati internazionali. Sarebbe questo l’obiettivo della riforma sulla separazione delle carriere, secondo quanto emerso durante l’iniziativa organizzata dal Partito democratico a Porto Torres, sabato 14 marzo nella sala conferenza del Museo del Porto, uno degli appuntamenti programmati per spiegare le ragione del “No” al referendum sulla giustizia, previsto nelle giornate del 22 e 23 marzo prossimo.
Un incontro che ha visto l’intervento del magistrato Andrea Vacca, presidente sardo dell’Associazione nazionale magistrati, del magistrato Gianni Caria, sostituto procuratore della Repubblica di Sassari, la magistrata Monia Adami, giudice della sezione lavoro del Tribunale di Sassari, l’avvocato del foro di Sassari, Agostinangelo Marras, la segretaria organizzativa Cgil Sassari, Maria Teresa Sassu, il segretario regionale del Pd, Silvio Lai, il segretario provinciale dem Massimo Pintus che ha aperto l’incontro e il segretario cittadino del Pd, Antonello Cabitta. «La ragione per votare “No” è perché rischiamo di perdere una delle cose più belle che ci è stata lasciata dai nostri padri costituenti che si chiama uguaglianza di tutti cittadini davanti alla Legge, sancita dall'articolo 3 della Costituzione», spiega Vacca «una affermazione molto forte ma che spiega come questa riforma non riguardi la giustizia, non ambisce a risolvere uno tra i più grandi problemi della giustizia e non si occupa di velocità di processi, di efficienza e neppure di una giustizia più giusta». E parlare di riforma sulla separazione delle carriere «significa parlare di un topolino rispetto alla montagna: sarebbe bastata attuarla con una legge ordinaria. La separazione delle funzioni esiste già e circa 40 magistrati – aggiunge il magistrato Vacca – ogni anno trasmigrano da una funzione all’altra, quindi verrebbe da dire se questa riforma si occupa di circa 40 magistrati su oltre 9 mila operativi in Italia». Per il magistrato Caria il referendum non è altro che «la riforma sulla autonomia e l’indipendenza dei magistrati: non è altro», dice «e se siamo qui a contrastare questa riforma è perché si tratta di un pericolo serio che corre il nostro sistema democratico, un rischio per le fondamenta della democrazia. E’ complicato spiegare alla gente gli effetti della riforma, popolazione che è chiamata a decidere su un pezzo della Costituzione, spesso non avendo gli strumenti tecnici, decisioni importanti che richiedono conoscenza della materia». Le conclusioni sul “No” al referendum sono state affidate al segretario regionale Pd, Silvio Lai. «Questa riforma non riguarda soltanto i magistrati, - sottolinea - ma mette in gioco la democrazia che, per come è stata costruita attraverso i principi della Costituzione, non esisterà più. Il mio appello, quindi, è quello di far capire e diffondere quelle che sono le motivazioni del “No”, parlando con la gente, spiegando quali sono i rischi per la democrazia».
