Negli ultimi tempi, complici le vicissitudini contingenti, e gli sconvolgimenti globali, i concetti chiave sul piano politico interno, e considerato pure l’appropinquarsi del prossimo appuntamento elettorale, sembrerebbero essere due: “primarie” e “legge elettorale”. Le prime, sono, né più né meno che procedimenti elettorali utili a consentire alla platea di elettori/sostenitori (ossia alla base elettorale), di operare una vera e propria selezione all’interno di un partito/coalizione in relazione al candidato o ai candidati chiamato/chiamati a ricoprire cariche pubbliche che, così facendo, non verrebbero designati/imposti a monte dai partiti. La seconda, viene invece intesa quale insieme di norme giuridiche che regolano le modalità di voto stesso, cui consegue la traduzione dei voti espressi dalla generalità dei consociati in seggi parlamentari o amministrativi.

Inutile dire che i due concetti si intersechino a vicenda incidendo, più o meno direttamente, l’uno sull’altro. In questo senso, ha fatto parecchio discutere quello che oggidì parrebbe essere stato ribattezzato come “Stabilicum”, ovvero, più semplicemente, proposta di legge elettorale, presentata a fine febbraio 2026, sostenuta fortemente dal Governo Meloni, e qualificabile come sistema proporzionale con premio di maggioranza appositamente pensato per garantire stabilità, perlomeno nelle intenzioni dei promotori, ammesso e forse non concesso che la stabilità di un Governo possa poggiarsi solo sui numeri. Tradotto in soldoni, e per capire bene di cosa si discorre, 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per chi supera il 40% dei voti, con liste bloccate e una forte concentrazione sull'indicazione del leader e soglia di sbarramento al 3%.

La Riforma, peraltro, eliminerebbe quasi del tutto i collegi uninominali e sembrerebbe dare per scontato che via sia una coalizione che superi il 40 per cento dei voti. E se così non fosse? Insomma, per farla breve, si tratterebbe di un disegno di legge in linea con l’idea/riforma del cosiddetto Premierato e con l’idea di by-passare in tal modo, i contro – effetti del fenomeno astensionistico.

Nulla quaestio, si potrebbe esclamare. Se solo non fosse che i sistemi elettorali, quale che sia la loro formula, finiscono per condizionare la forma di governo, ovvero i rapporti che si istituiscono tra gli organi costituzionali (corpo elettorale, potere legislativo e potere esecutivo), in funzione di indirizzo politico, in quanto in base al sistema elettorale adottato cambia l’assetto politico istituzionale della forma di governo, come del resto dimostra il disegno di legge sul premierato. E ancora nulla quaestio, se solo non fosse che, così facendo, si andrebbe ad incidere, condizionandolo, sul ruolo dei partiti singolarmente considerati e nel complesso della coalizione di appartenenza ingenerando forme di multipartitismo difficilmente gestibili e quindi, costante frammentarietà. Ossia in perfetta contro-tendenza rispetto all’intendimento degli ideatori. Riflettendo allora il ragionamento di massima sull’attuale situazione politica e partitica italiana, potremmo grosso modo rilevare che le forze politiche di centro sinistra e il movimento 5stelle tenderebbero a prediligere un sistema proporzionale, mentre quelle di centro destra, con i doverosi distinguo, sembrerebbero favorevoli, tendenzialmente, ad un sistema maggioritario. In linea generale, se dovesse passare la riforma sulla legge elettorale, e se attraverso la stessa dovesse risultare compromessa in modo importante la rappresentatività al solo fine di garantire la stabilità di governo, si prospetterebbero probabili profili di incostituzionalità che renderebbero inattuabile la riforma. Soprattutto ove, a livello di ragionamento, taluno potrebbe pure osservare che, un sistema proporzionale, quale quello proposto, con un fortissimo premio di maggioranza, potrebbe tradursi in una sorta di sistema elettorale maggioritario a tutti gli effetti. Circostanza, quest’ultima, che, al di là della tradizione seguita da taluni partiti, renderebbe le Primarie necessarie tout court per tutti: centro sinistra e centro destra. Con la possibilità che le attuali alleanze di coalizione potrebbero non essere più tali.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

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