Ex parlamentare Capelli condannato per diffamazione: «Non mi riferivo a Zoffili, difendevo i sardi accusati di essere untori»
L’intervento del politico nuorese dopo la sentenza per un post scritto durante la pandemiaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Rivendico il diritto di critica politica, soprattutto quando è in gioco la dignità della Sardegna e dei sardi». Lo scrive l’ex parlamentare Roberto Capelli dopo la condanna per diffamazione, che prevede un’ammenda di 800 euro, con pena sospesa, oltre al pagamento delle spese processuali. La decisione è stata emessa dal Tribunale di Nuoro, giudice Valentina Rostellato, nei confronti dell’ex deputato ritenuto responsabile di diffamazione ai danni di Eugenio Zoffili. Capelli, sui social, commenta la sentenza con queste parole: «Ho sbagliato espressione, ma non mi riferivo a Zoffili».
Secondo l’accusa, Capelli sarebbe responsabile di aver offeso la reputazione dell’esponente della Lega attraverso un post pubblicato su Facebook il 26 agosto 2020. Nel messaggio, senza mai citare direttamente il nome del politico, si faceva riferimento a «quel mononucleato cerebrale che hanno inviato a fare il proconsole in Sardegna».
I fatti risalgono alla prima estate successiva alla pandemia di Covid, in un contesto di forti tensioni politiche e polemiche legate alla riapertura delle discoteche nell’isola, decisione sostenuta dall’allora presidente della Regione Christian Solinas e seguita da un aumento dei contagi.
Dopo la sentenza, Capelli interviene così: «Prendo atto della sentenza con cui il Tribunale mi ha condannato per una frase pubblicata sui social durante la polemica legata al Covid e alla rappresentazione dei sardi come presunti ‘untori’». L’ex parlamentare riconosce l’eccesso dei toni: «L’espressione utilizzata fu sbagliata, eccessiva, sopra le righe. Non la ripeterei. La politica, anche nella critica più dura, deve conservare misura e rispetto». Ma respinge con decisione l’identificazione del destinatario: «Non mi riferivo all’on. Zoffili. Non lo conoscevo, non avevo con lui alcuna polemica personale né alcun motivo politico per indirizzargli quella critica».
Capelli ribadisce che si trattava di un commento politico legato al contesto dell’emergenza sanitaria e alla gestione regionale: «Il mio era un commento politico, aspro, nato in difesa della Sardegna e dei sardi». Sull’espressione “proconsole di Salvini”, aggiunge: «Aveva un significato politico preciso e non era riferita a Zoffili». L’ex deputato contesta inoltre l’interpretazione della vicenda: «Sentirsi chiamati in causa non significa essere oggettivamente il destinatario di una critica».
Capelli sottolinea anche che il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione, evidenziando l’incertezza sull’identificazione del destinatario del post. Il Tribunale ha invece deciso per la condanna. «Si può censurare una parola sbagliata – conclude – ma non si dovrebbe fondare una condanna sull’attribuzione soggettiva di un destinatario non nominato, non indicato e non riconoscibile con certezza». E ribadisce infine: «Rivendico il diritto di critica politica, soprattutto quando è in gioco la dignità della Sardegna e dei sardi. Ma una cosa resta ferma: non ho mai inteso offendere l’on. Zoffili e non mi riferivo a lui».
