Noragugume, il saluto della sindaca dopo sei anni: «Il futuro non ci spaventa»
«Si conclude l'avventura da sindaca», esordisce in una lunga lettera Rita ZaruPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Senza rammarico e senza rancore, la sindaca uscente Rita Zaru, uscita sconfitta dalle ultime elezioni, saluta i cittadini e dà appuntamento fra cinque anni cedendo lo scettro a Michele Corda, il nuovo sindaco.
«Si conclude l'avventura da sindaca - esordisce in una lunga lettera Rita Zaru - e prosegue quella da consigliera, insieme ad altri due compagni di lista. Il popolo è sovrano e ha fatto la sua scelta; pertanto auguriamo alla nuova Amministrazione un buon lavoro, nell'interesse esclusivo della nostra comunità. Il futuro non ci spaventa. Lo guardiamo con fiducia, con coraggio e con la consapevolezza che ogni nuovo inizio porta con sé nuove opportunità».
Rita Zaru, rivolgendosi all'intera comunità dice che c'è la volontà di continuare ad impegnarsi per Noragugume. «Non consideriamo questo passaggio una sconfitta, ma una nuova fase del nostro percorso civico. Continueremo a svolgere il nostro ruolo con responsabilità, senso delle istituzioni e rispetto per il mandato ricevuto. A noi spetterà il ruolo di vigilare, nel rispetto del mandato ricevuto dai cittadini, affinché la nuova amministrazione operi nell'interesse generale, in piena legalità, e mai nell'interesse personale o di pochi».
Scrive che in questi anni si è lavorato non solo per realizzare numerose opere pubbliche, ma anche per promuovere un cambiamento culturale. «Ci auguriamo che quei semi possano continuare a germogliare e a dare frutto anche negli anni a venire. Lasciamo la guida del Comune con la serenità e la certezza di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per onorare la comunità di Noragugume e per accompagnarla oltre le narrazioni e le divisioni che hanno segnato gli ultimi vent'anni. Ma ai cambiamenti bisogna essere pronti, e forse come comunità non lo eravamo ancora del tutto. Troppo pesanti alcune eredità del passato, troppo poche, talvolta, le volontà di affrontarle davvero».
