Ammettiamolo: il fenomeno Jannik Sinner rappresenta una rivoluzione culturale, prima ancora che sportiva. La sua scalata - partorita tra le montagne di San Candido - ha scardinato i vecchi paradigmi del tennis nazionale, trasformando una disciplina storicamente d’élite in una passione di massa.

Questo successo prescinde totalmente dal trionfo nella finale di ieri sull’erba di Wimbledon contro Zverev, perché l’impatto del campione altoatesino sul tessuto sociale italiano (e quindi anche sardo) è ormai profondo e irreversibile. C’è un legame evidente e suggestivo tra l'ascesa del tennista e il digiuno della Nazionale di calcio, rimasta clamorosamente esclusa dalle ultime rassegne iridate. Il vuoto emotivo lasciato dal Pallone ha spinto milioni di appassionati a cercare nuove storie di riscatto e di esaltazione sportiva. Sinner ha riempito questo vuoto con la forza del suo esempio, mostrando una dedizione feroce e una compostezza d’altri tempi. Il pubblico italiano ha trovato nel tennis quel senso di orgoglio che il calcio non riesce più a garantire con costanza. Questa metamorfosi collettiva non è però il frutto del caso ma poggia su basi strutturali solide. I passi avanti compiuti dal movimento italiano negli ultimi venti anni - è il caso di ripeterlo e ricordarlo - portano la firma della federazione guidata dal cagliaritano Angelo Binaghi, che ha investito sui quadri tecnici e sulla diffusione dei tornei minori nel territorio offrendo ai giovani una transizione graduale verso il professionismo.

La creazione di un canale televisivo dedicato e la capacità di attrarre grandi eventi internazionali hanno fatto il resto, trasformando l’Italia in una superpotenza organizzativa e tecnica. Il torneo di Wimbledon ha certificato la salute straordinaria del nostro tennis grazie a prestazioni eccellenti di tutto il contingente. I campi di Londra hanno confermato la bontà di questo modello collettivo: alle spalle del numero uno al mondo, la spedizione azzurra ha mostrato una straordinaria identità di squadra. Jasmine Paolini e Flavio Cobolli hanno raggiunto i quarti di finale, giocando un tennis spettacolare. Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego hanno lottato nei turni precedenti, ribadendo la competitività della nostra scuola. Tutti gli atleti eliminati sono usciti dal torneo a testa alta, dopo battaglie epiche, dimostrando dignità sportiva e raccogliendo gli applausi convinti del pubblico britannico.

Ormai è una regola: ogni tennista azzurro scende in campo con la certezza di poter battere chiunque. Il tennis italiano non dipende più dal singolo exploit, ma vive di un sistema granitico che produce campioni in serie. Ed è questa consapevolezza il regalo più grande della nuova era.

Lorenzo Piras

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