Ieri, prima di ripartire da Olbia, sono andato a conferire il sacchetto del secco. Pensavo fosse una formalità. Alla guardia giurata basta uno sguardo per trovare il primo “colpevole”: una scatoletta di tonno. Ha ragione, la tolgo. Poi arriva la seconda contestazione: le capsule del caffè. «Vanno aperte. Il caffè nell'umido, la plastica nella plastica». Confesso la mia ignoranza. Dove abito si buttano nel secco.

Risultato: sacchetto respinto, con cortese fermezza, e rifiuti in macchina fino a casa. Quasi trecento km in compagnia di un ospite non proprio gradito. La scena fa sorridere, ma il problema è serio. Possibile che ogni Comune abbia regole diverse per conferire gli stessi rifiuti? Non sarebbe il caso di adottare almeno un regolamento unico regionale, se non addirittura nazionale? E soprattutto: cosa dovrebbe fare un turista in partenza se il suo sacchetto viene rifiutato? Portarselo sul traghetto? Imbarcarlo in aereo? Il rischio è, come succede, che qualcuno scelga la soluzione peggiore: cercare una piazzola isolata e praticare quello che, purtroppo, è uno degli sport più diffusi in Sardegna, il lancio del sacchetto dal finestrino. La raccolta differenziata è una conquista di civiltà e va rispettata. Ma anche le regole dovrebbero essere civili. Semplici, uniformi e comprensibili. Perché l’ambiente si tutela con il buon senso, non mettendo i cittadini davanti a un esame diverso ogni volta che cambiano Comune.

Bepi Anziani

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