Trasporti, sempre peggio: il commento del 4 novembre 2026
Di Michele RuffiEccola qui, puntuale, la nuova emergenza nei trasporti. In un’Isola in cui spesso ci lamentiamo dei ritardi – da quelli aerei, appunto, ai tempi biblici dei lavori pubblici e delle procedure amministrative -, la crisi della continuità territoriale ritorna sotto i nostri occhi con una precisione svizzera. In una trama dove l’unica certezza è l’incertezza.
L'ultima puntata di questo thriller porta la firma di Aeroitalia, che ha annunciato di voler abbandonare il servizio entro il prossimo gennaio. Decisione che, almeno nei tempi indicati, non sembra compatibile con le regole imposte dalla Regione: per rinunciare ai collegamenti è previsto un preavviso di sei mesi, in caso contrario si potrebbe aprire un fronte fatto di penali e esclusioni dai futuri bandi della continuità territoriale.
Il nocciolo della questione è l’impennata del prezzo del carburante. E quello lo vediamo tutti, senza bisogno di essere manager o esperti del settore aeronautico. La compagnia ha rilevato in questi mesi costi extra per 18 milioni di euro. La Giunta ne ha stanziato dieci, altrettanti dovrebbero arrivare dal ministero. Insomma: le coperture per l’ennesima emergenza dovrebbero esserci. C’è anche un altro punto che vale la pena di essere ricordato, per inquadrare meglio la questione: Aeroitalia ha vinto cinque dei sei bandi (uno per ogni rotta) offrendo pesanti ribassi sulle basi d’asta.
Oppure rinunciando completamente alle compensazioni economiche della Regione. Si è assunta un rischio d’impresa e grazie a questa mossa ha sbaragliato la concorrenza. Complimenti. Ma la vittoria comporta anche responsabilità. Inoltre non bisogna dimenticare che la compagnia ha avviato questa nuova fase della continuità lo scorso 29 marzo. Quando la guerra in Iran e le difficoltà nello stretto di Hormuz erano già conosciute.
E poi: soltanto un anno fa Aeroitalia moltiplicava le dichiarazioni d’amore per la Sardegna, annunciando progetti di crescita e nuovi investimenti. In una conferenza stampa si era detta pronta ad acquistare sette nuovi aerei e a espandere le attività nel settore della manutenzione aeronautica. Un programma ambizioso, che lasciava immaginare un rapporto destinato a consolidarsi nel tempo. Quell’amore è già finito?
Se nei cieli la situazione è complicata, anche il fronte del mare non scherza. Qui il problema riguarda soprattutto le merci, cioè la possibilità per le imprese sarde di acquistare materie prime, rifornire i propri stabilimenti e vendere i prodotti oltre Tirreno senza essere penalizzate da costi che i concorrenti della Penisola non devono sostenere.
È l’insularità: una questione antica forse più della continuità territoriale. Da anni gli autotrasportatori denunciano l'assenza di garanzie sulle tariffe e sulla disponibilità degli imbarchi. Soprattutto d'estate, quando le compagnie di navigazione hanno tutto l'interesse a privilegiare i passeggeri e i loro veicoli, economicamente più redditizi. E così il trasporto delle merci, che dovrebbe essere considerato un servizio strategico per l’economia dell’Isola, finisce per dipendere dalle convenienze commerciali degli armatori.
Su questo sistema già fragile si è abbattuto l’Ets, il meccanismo europeo che impone alle compagnie di acquistare quote per le emissioni di anidride carbonica. Un’eurotassa, nata per contrastare l'inquinamento, ma che applicata ai collegamenti marittimi con la Sardegna ha fatto saltare il banco, già traballante. Confindustria chiede di istituire nuove rotte in regime di servizio pubblico sull’asse tra la Sardegna (Olbia) e la Toscana. Sarebbe il minimo. Anche perché la continuità territoriale delle merci è stata prevista dalla mitica legge Attili, ma questo punto non è mai stato attuato.
Il provvedimento è del 1999: è da ventisette anni che la Sardegna cerca di costruire un ponte virtuale con il resto d'Italia, ma continua a discutere su come rattoppare le crepe.
Michele Ruffi