Strappo elettorale
Di Luigi AlmientoLe elezioni inquinano? Ma figuriamoci: scegliere chi ci governa è il pilastro della democrazia. Però sì, sono inquinanti in senso tecnico. Se gli spazi di propaganda per una lista sono cento, dalla caduta del fascismo in poi alla tipografia si ordinano trecento, quattrocento manifesti. Tanto si sa che gli avversari strapperanno via quelli delle altre liste, i cui militanti ricambieranno il favore nella notte. Risultato: marciapiedi pieni di cellulosa e colla vinilica.
Va così da ottant’anni. Lo facevano i democristiani con i comunisti (i poster di questi ultimi contenevano solo il simbolo, ai candidati era vietato fare i divi) e con i missini. I militanti di Pci e Msi rispondevano con la stessa delicatezza. Identiche mazzate, date e subite, pure per i socialisti.
Oggi diversi candidati sindaci sardi si arrabbiano per un “vandalismo” che, a differenza purtroppo dell'affluenza, scoppia di salute. Domenica e lunedì si vota, e se per le urne si prevede un quasi deserto, la “nobile arte” di strappare i poster vive un’eterna quanto inutile giovinezza. I paesi sardi non sono New York: l'elettore ha già subito l'agguato al bar dal candidato e non decide certo guardando un muro. Ma le tradizioni son tradizioni: che fai, le butti? Allora, sotto con le rotative.
C’è solo una categoria che, alle urne, vince sempre. I tipografi.
Luigi Almiento