Detto con trasporto: il caffè scorretto del 12 agosto
Di Luigi AlmientoL'Italia è flagellata da un morbo noto alla scienza medica come "appaltite" acuta, prodigio dell'alchimia contabile: si mette a gara un'opera a valore 100, i costruttori assicurano di farla a 81 ma alla fine presentano un conto da 150. Sui tempi della consegna, poi, la fisica si arrende: se in alcuni angoli del Paese i lavori finiscono, nell'Isola l'unità di misura per i cantieri resta l'era geologica. Naturalmente ogni cantiere ha la sua dignità, ma il capolavoro comico è il disagio regalato ai cittadini, teorici beneficiari del "premio" finale. A Cagliari - ma un po' ovunque in Sardegna - l'opera pubblica è un'eredità intergenerazionale: noi ci facciamo strangolare dal traffico da manicomio oggi, e un giorno i nostri pronipoti potranno godersi qualche chilometro di binari. Un bel gesto d'amore, per carità, ma qualcuno avvisi l'Arst che avremmo un vago impegno anche con il nostro sistema nervoso. Il caso di scuola è la metropolitana leggera cagliaritana. Con un budget del genere e un'attesa così biblica, negli oggi vituperati (e non a torto) Stati Uniti ci avrebbero scavato quattro livelli di gallerie sotterranee sotto il deserto del Nevada. Qui, per stendere due rotaie all'aria aperta, celebrare il 50% dei lavori sembra un'ipotesi fantascientifica. Risultato? Tutti felicemente incolonnati: senza trasporti pubblici. E, ormai, pure senza trasporto emotivo.
Luigi Almiento