Ci siamo, è nato il Comparto unico di contrattazione. Per capirci, i dipendenti dei Comuni, delle Province e di altri enti prima o poi saranno messi alla pari dei colleghi regionali; parliamo di stipendi, tutto il resto è un particolare camuffato da “importante”.

I consiglieri regionali dal primo all’ultimo, da destra a sinistra e centro, hanno votato la riforma e impegnato 30 milioni di euro per le prime spese: quattordicesima mensilità o l’indennità di Comparto unico?

Puntare a ridurre le differenze tra regionali e dipendenti degli enti locali è legittimo, come lo è per tantissime altre categorie di lavoratori sottopagati e non sempre con le mensilità garantite come le parti in questione.

Non è facile spiegare come sia possibile mettere sullo stesso piano giuridico ma, soprattutto, economico, chi ha vinto il concorso in Regione per fare certe mansioni e chi ha superato la prova in un Comune di pochi abitanti per funzioni diverse.

Non per esaltare l’uno o sottovalutare l’altro, ma perché le condizioni hanno matrici differenti e tali resteranno. Chi oggi riveste un ruolo, lo eserciterà all’incirca anche domani: più soldi non producono automaticamente spinte tali da livellare modi e professionalità stratificate negli anni.

Parafrasando Oscar Wilde: «Il pompelmo è un limone che ha avuto un’opportunità e ne ha approfittato». Il risultato dipende dai gusti.

Antonio Masala

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