Sono guerre di logoramento
Di Alessandro AresuL’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping ha mostrato come le due maggiori potenze mondiali abbiano canali di comunicazione attivi e occasioni intatte di cooperazione. Washington e Pechino hanno rinnovato la loro tregua, allontanando per ora lo spettro di una nuova escalation commerciale, annunciando accordi economici da confermare e concretizzare nel prossimo futuro. Non bisogna però sopravvalutare la capacità e possibilità dei due leader di risolvere le principali crisi mondiali, e in particolare di chiudere le guerre in corso.
Vediamo perché. Pochi giorni dopo aver ospitato Trump e la sua delegazione, Xi Jinping si prepara ad accogliere Vladimir Putin. I due leader alleati si incontrano per celebrare il trentesimo anniversario della loro partnership strategica. Accogliendo il presidente russo a così breve distanza dal viaggio di Trump, Xi Jinping vuole confermare l’idea di una Cina al centro della politica mondiale, un luogo dove passano tutti i principali leader.
Nel vertice con Trump, si è visto come l’interesse principale cinese non sia una vera e propria co-gestione con gli Stati Uniti della politica mondiale. Ben più importante, per Xi Jinping, resta la complessa e delicata questione di Taiwan. A bordo dell’aereo presidenziale e in una successiva intervista, Trump ha detto in modo esplicito che l’approvazione di un pacchetto di armamenti per Taiwan è per lui un tassello del negoziato con Pechino. Questa posizione negoziale va chiaramente bene alla Cina ma genererà resistenze a Washington, soprattutto nel Congresso, che è storicamente più vicino a Taiwan. Per tentare di placare le polemiche su questo tema, il rappresentante del commercio statunitense Jamieson Greer è dovuto intervenire per assicurare che non vi è alcun reale cambiamento di rotta nella politica americana.
La discussione sull’Iran nel vertice tra Trump e Xi Jinping ha occupato meno tempo di quanto previsto dagli osservatori occidentali, troppo influenzati dall’attualità. Nel mentre, le autorità di Teheran stanno stringendo rapporti diplomatici e commerciali sempre più solidi con la Russia, la Cina e il Pakistan, come dimostrato dalle recenti visite del ministro degli esteri e a Mosca e a Pechino. Tornato in patria, Trump ha ripreso le minacce di azioni militari devastanti, interrotte all’ultimo momento, o quasi, per riprendere gli estenuanti negoziati.
La guerra in Ucraina rimane un altro fronte di tensione, con la sensazione diffusa di essere ormai in un conflitto di logoramento. Negli ultimi giorni, hanno fatto discutere le affermazioni di Kaupo Rosin, capo dell’agenzia di intelligence dell’Estonia, secondo cui Vladimir Putin affronta sfide sempre più profonde sull’economia, che si è contratta, per la prima volta dal 2023, nel primo trimestre di quest’anno. L’economia russa è stata colpita duramente e in maniera mirata dalle stringenti sanzioni finanziarie occidentali e dalle limitazioni applicate alle esportazioni di petrolio. Sul terreno di battaglia, inoltre, mentre l’Ucraina ha portato attacchi significativi nel territorio russo e ad alcune infrastrutture, le truppe di Mosca registrano uno dei tassi di avanzamento territoriale più lenti dall’inizio del conflitto. La Russia mostra poi più limitate capacità di reclutamento. Non è comunque la prima volta che in Occidente si preveda un forte deterioramento della posizione russa. Dal 2022, sarà almeno la quinta volta che viene ripetuta una valutazione del genere, senza risultati concreti.
In conclusione, l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino non è stato finora in grado di ridurre il caos globale. Nelle guerre in corso, tuttavia, i vari contendenti appaiono tutti stanchi e indeboliti, e per questo un po’ più incentivati a lavorare insieme, per abbassare la tensione.
Alessandro Aresu
Consigliere scientifico di Limes