La priorità
Di Celestino TabassoFino a un paio di continuità territoriali fa, in aeroporto la fila dei passeggeri con imbarco prioritario era breve e l’altra, quella del pueblo, era lunga. Los prioritarios tendenzialmente erano passeggeri che volavano spesso e, accumulando miglia, avevano privilegi crescenti, fino a quello un po’ naif di accedere a salottini privé con tanto di giornali stranieri gratis, connessione wi-fi e altri stravizi. Comunque il succo della faccenda era accomodarsi in aereo tra i primissimi anziché aspettare in coda. E questo aveva senso soprattutto se avevi un posto-finestrino: salivi subito, ti sedevi e poi nessuno ti avrebbe disturbato facendoti alzare per sistemarsi accanto a te, dato che accanto non avevi un sedile ma l’ala. Ora invece si paga pressoché tutto: la scelta del posto, lo snack e anche, o soprattutto, l’imbarco prioritario. E così adesso a fare la coda privilegiata non è più un gruppetto di pendolari dell’aria, ma una larga maggioranza di passeggeri. Ma quando il pueblo diventa minoranza, il privilegio si dissolve e infine si inverte. Se il punto è stare in piedi e in fila il meno possibile, allora meglio scegliere l’economy e starsene seduti al gate fino all’ultimo. E mentre ti godi lo spettacolo dei prioritari accalcati nella loro esclusività troppo affollata, cominci a ragionare da feudatario. E ti sorprendi a pensare: “Tanto non partite finché non salgo anche io”.
Celestino Tabasso