Il nodo delle preferenze: l’intervento dell’8 luglio 2026
Di Abramo GarauIn questo mese di luglio il Parlamento sarà impegnato a ritmi serrati nell’esame del disegno di legge in materia di elezioni di Camera e Senato. Finora si è proceduto con confronti e mediazioni esclusivamente all’interno della maggioranza di governo senza alcun confronto col resto delle forze parlamentari.
Con le modifiche che si vogliono apportare alla disciplina elettorale si vorrebbe imporre l’obbligo, a pena di esclusione, di indicare il nome da proporre al Presidente della Repubblica quale Capo del Governo. La cosa oltre ad essere palesemente strumentale è una forzatura che difficilmente può superare un vaglio di costituzionalità. Come si può pensare che si possano escludere le liste che non indicano il nome che intendono proporre al Presidente della Repubblica quale Capo del Governo? In un sistema parlamentare, quale è il nostro, è pienamente legittimo che una forza politica possa perseguire lo scopo di rappresentare in parlamento una parte di società svolgendo la funzione di minoranza.
Le regole che disciplinano il funzionamento delle istituzioni andrebbero largamente condivise ed è dovere di tutti impegnarsi perché queste siano rigorosamente rispettose della Costituzione. Nell’affrontare questo tema bisogna essere molto scrupolosi e non guardare solamente al quadro delle forze in campo al momento in cui si revisiona la disciplina.
Le situazioni possono cambiare repentinamente e bisogna sempre valutare a quali conseguenze negative, al verificarsi di contesti possibili, anche se molto improbabili, può portare una nuova disciplina elettorale.
La legge elettorale può essere la bomba atomica che distrugge il nostro ordinamento democratico. Nel momento in cui fosse consentito che una minoranza intorno al 43-45% possa ottenere il 70% dei seggi il sistema democratico potrebbe essere raso al suolo. Questa bomba l’abbiamo avuta e per fortuna non è mai esplosa. Se le ultime elezioni si fossero svolte col Mattarellum, col 75% di eletti nei collegi uninominali, il centrodestra avrebbe ottenuto circa il 70% sei seggi sia alla Camera che al Senato.
La Costituzione probabilmente sarebbe già stata stracciata perché col voto favorevole dei due terzi dei componenti di Camera e Senato le modifiche non sono soggette a referendum. Tutto sarebbe già stato stravolto: Presidente della Repubblica, Corte costituzionale Consiglio superiore della magistratura. All’unica norma della Costituzione, l’articolo 139, che non può essere oggetto di revisione costituzionale, si sarebbe potuta aggiungere la specificazione che la nostra è una repubblica sociale, Islamica o una repubblica popolare.
Anche con la vigente legge nell’ipotesi ad oggi improbabilissima, ma non impossibile, può capitare che uno schieramento con meno del 50% dei voti conquisti quasi tutti i collegi uninominali ed in un quadro di grande frazionamento degli schieramenti politici, ottenga oltre i due terzi dei componenti di Camera e Senato.
Non possiamo quindi affermare che abbiamo una buona legge elettorale anche perché con liste bloccate non si danno risposte alla sentenza della Corte Costituzionale numero 1/2014 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del Porcellum, nella parte in cui non consentiva all’elettore di esprimere una preferenza per i candidati, al fine di determinarne l’elezione e la sentenza numero 35/2017 che ha dichiarato l’illegittimità dell’Italicum in quanto con la previsione dei capilista bloccati di fatto per la quasi totalità delle liste nessun candidato riuscirebbe ad essere eletto in base alle preferenze ottenute.
La risposta all’invito rivolto al legislatore dalla Corte Costituzionale più semplice e sperimentato in elezioni Europee, Regionali e Comunali è quella delle preferenze.
Ma proprio sul tema delle preferenze esiste una contrapposizione molto accesa la fra le forze politiche che potrebbe essere superata stabilendo che chi presenta le liste dia all’elettore la facoltà di scegliere, con la doppia preferenza di genere, all’interno di una lista di candidati, la persona da cui vuole essere rappresentato ed in alternativa lasciando la facoltà di proporre agli elettori una lista bloccata.
In tal modo si garantirebbe la massima libertà anche ai partiti lasciando però l’ultima parola agli elettori.
Abramo Garau