Feccetta nera: il Caffè Scorretto del 16 giugno 2026
Di Celestino TabassoOra che Vannacci si è proclamato «feccia», finendo di evocare e rivendicare il lato dark del subconscio nazionale, ricomincerà da più parti la predica ai cronisti: andava ignorato! Perché dargli spazio? Proprio non vi rendete che più ne parlate e più lo rafforzate? Risposta breve: no. Risposta meno breve: anche se tanti credono che la coscienza professionale di chi informa sia una burletta, nessun giornalista può sentire un’enormità e appallottolare gli appunti fischiettando.
E se non avverti il dovere di scriverla, lo fai comunque per istinto insopprimibile. E se anche ti facessi violenza, e ti accordassi con Tizio e Caio per censurare unab, ci sarà Sempronio che ne darà conto. Il pluralismo non è cagnara: è una garanzia. E in ogni caso ci sono i social, YouTube and Co: non è più l’informazione che crea i personaggi, al massimo li spiega o li commenta. Perciò quando il generale ammiccherà al fascismo, all’italianità bianca e maschia, ne scriveremo, che problema c’è?
E se dovremo ripetere che uccidere una donna è un omicidio, ma se la ammazzi perché è una donna allora è femminicidio, vuol dire che lo ripeteremo, che problema c’è? E poi: se a Roma ha letto la lista di proscrizione delle penne monelle, come Grillo quando contava qualcosa, forse non gli fa tanto gioco e piacere che sui giornali si scriva di lui.
Celestino Tabasso