Bersaglio facile
Di TacitusE sono tre. Tre attentati falliti contro Donald Trump, presidente di una Repubblica che prima di lui era liberale e costituzionale. Da quando egli alloggia alla Casa Bianca, è un regime reazionario che si spaccia per democratico. Il Presidente è un avventuriero dispotico, fa e disfa a suo piacimento secondo l’umore e la luna del giorno. Gioca con missili, jet e portaerei; muove truppe e carri armati come in un diorama. Tutto al fine di appagare l’estatica contemplazione di sé, della sua potenza, del suo ego. Si compiace di assecondare la sua vena di follia che lo fa apparire squilibrato. Come un barbaro si è incoronato Re. Organizza con imprecisione millimetrica autoattentati. Questo è il ritratto che si deduce da ciò che dicono e scrivono di lui i suoi nemici “progressisti di tutto il mondo uniti”. Ho una curiosità che vorrei non fosse mai appagata. Se un quarto o un quinto o un ennesimo tentativo di assassinare Trump andasse a bersaglio che cosa direbbero e scriverebbero i suoi attuali denigratori della sinistra globale? Non mi meraviglierei se fra coloro che subdolamente invogliano gli esaltati a compiere il “regicidio”, parafrasando l’antifrasi dell’orazione funebre scespiriana di Marco Antonio pronunciata in morte di Cesare, qualcuno ambiguamente dicesse che al di là delle apparenze «Trump era un uomo d’onore». L’ipocrisia è una maschera triste.
Tacitus