Nei giorni scorsi il gruppo consiliare del Pd in Consiglio Regionale ha rilasciato un documento sul tema della sanità che definire allarmistico è un eufemismo. Viste le condizioni in cui versa il Servizio sanitario regionale l’allarme è pienamente condivisibile, ma quello che stupisce è l’attacco aperto – anche se non dichiarato – alla presidente Todde e alla sua gestione della sanità.

Arrivati giusto ieri da Marte, i consiglieri del Pd ci fanno sapere, preoccupatissimi, che in Sardegna mancano circa 500 medici di famiglia, che 270.000 sardi hanno rinunciato alle cure e che manca quasi la metà dei medici nelle postazioni del 118. Poi, in un puntiglioso elenco delle emergenze si fanno prendere dalla foga e paventano addirittura la perdita di “miliardi” di fondi europei per la mancata chiusura dei cantieri del PNRR: mi piacerebbe molto che alla Sardegna fossero stati assegnati “miliardi” di euro di fondi PNRR per la sanità ma purtroppo non è così. Sono a rischio milioni, e questo è gravissimo, ma non miliardi.

Ma al di là degli strafalcioni contabili, la situazione viene fotografata con assoluta sincerità, senza indulgenze verso nessuno: liste d’attesa inaccettabili, pronti soccorso intasati, 118 a rischio smantellamento, medici di famiglia introvabili, servizio di eliambulanza a rischio e via elencando. Tutto giusto ma individuata la diagnosi non viene indicato l’agente patogeno: chi ha provocato la malattia così ben descritta dal gruppo Pd?

Nonostante il documento dica che “non è tempo di strumentalizzazioni o di scaricamento di colpe” a me sembra che il senso sia chiarissimo, non potendo più incolpare Solinas, la colpa è di chi in questi due anni e rotti ha gestito la baracca, cioè 5 stelle e Alessandra Todde.

In tempi di parlamentarismo sarebbe già scoccata per la presidente l’ora del doloroso addio alla poltrona di villa Devoto, ma siccome impera il presidenzialismo il Pd si lamenta, protesta, dibatte, proclama e poi – per dirla con Fabrizio De André – getta la spugna con gran dignità. Pazienza, sappiamo tutti che così è la politica, talvolta bisogna star zitti e subire, anche chi scrive ne ha fatto esperienza e perciò non si gettano croci addosso a nessuno.

Quello che non può però essere fatto passare sotto silenzio è la comoda via d’uscita indicata nel documento, bisogna mettere 100 milioni in più nella sanità. Cento milioni per fare cosa, di grazia? Sareste così cortesi da dire ai sardi come 100 ulteriori milioni dei loro soldi potrebbero realmente giovare al SSR?

Ma, ignorando per il momento eventuali vincoli normativi, proviamo a vedere che fare con i 100 milioni richiesti a gran voce dal gruppo Pd. Con 100 milioni in più si potrebbero aumentare i compensi dei medici di famiglia, direbbe qualcuno, e questo convincerebbe alcuni medici che altrimenti andrebbero a lavorare in ospedale: bene, così avremmo i medici di famiglia ma non avremmo quelli ospedalieri, visto che il problema è proprio la carenza dei medici in assoluto. Questo non si può fare, quindi.

Oppure con i 100 milioni potremmo pagare di più i medici e attrarli da altre regioni, ma questo provocherebbe una guerra tra poveri perché anche le altre regioni reagirebbero allo stesso modo e molte di esse sono immensamente più ricche della Sardegna. Neppure questo si può fare, direi.

Allora proviamo ad usarli per abbattere le liste d’attesa ma qui bisognerebbe prima studiare (e in questi due anni si poteva fare, senza neppure bisogno di 100 milioni) se la domanda di prestazioni attuale è strutturale o episodica. Non ho dati precisi ma ad occhio direi che è almeno in buona parte strutturale e quindi bisogna prepararsi a farvi fronte in maniera permanente.

Allora i cento milioni dovrebbero essere anch’essi stabili, o almeno per un triennio. Faccio un esempio, se abbiamo bisogno di fare un tot di esami TAC in più ogni anno, dobbiamo comprare e far funzionare un numero adeguato di macchine per soddisfare la richiesta: ma nessuno, pubblico o privato che sia, compra una macchina (e assume il relativo personale) se sa che dopo un anno non avrà più i fondi per pagarla e per farla funzionare. Allora i 100 milioni sono una tantum o strutturali? Insomma, un pasticcio confuso il cui unico intento sembra quello di sparare sul conducente. Mai avrei pensato di dover difendere Alessandra Todde. Proprio io.

Franco Meloni

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