«Non siamo un Paese che uccide i suoi cittadini per strada». Joe Biden rompe il silenzio su Minneapolis e condanna l'uccisione di Renee Good e Alex Pretti per mano degli agenti federali. Le parole dell'ex presidente danno voce al crescente malcontento degli americani sulle modalità di attuazione di quella stretta all'immigrazione che ha consentito a Donald Trump di vincere le elezioni e di cui Kristi Noem è divenuta il volto. Proprio contro la ministra si scagliano i democratici lanciando un ultimatum al presidente: licenziare Noem o saranno avviate le procedure per un suo impeachment.

Trump per ora tira dritto. Il presidente ha infatti assicurato che Noem

«resta al suo posto: ho fiducia in lei. Sta facendo un buon lavoro». I due hanno avuto un faccia a faccia di due ore nello Studio Ovale, durante il quale il presidente non le ha nascosto la sua frustrazione, palesata nell'invio a Minneapolis di Tom Homan e dall'uscita di scena di Gregory Bovino, il comandante del Border Patrol a cui è stato ordinato di lasciare la città. Scottato dai ripetuti avvicendamenti nel suo primo mandato, Trump è scettico a silurare i suoi ministri. E la difesa di Noem - secondo alcuni osservatori - appare più un tentativo di schermare il governo che un'iniezione di fiducia. 

Intanto un giudice federale ha stabilito che non possono essere deportati immediatamente né il bambino di cinque anni fermato in Minnesota né suo padre, entrambi detenuti in Texas.

La foto del bimbo fermato, Liam Conejo Ramos, è divenuta virale nei giorni scorsi. Secondo le autorità il padre di Liam era un «illegale» dall'Ecuador. Il legale della famiglia invece ha spiegato che il suo assistito non ha commesso alcun crimine e stava seguendo tutti i protocolli per cercare di ottenere legalmente l'asilo, incluso il «presentarsi alle udienze in tribunale».

(Unioneonline)

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