Trump: «Guerra quasi finita». Netanyahu lo smentisce, Teheran lo minaccia. Roma, Londra e Berlino: «Proteggeremo le navi a Hormuz»
Undicesimo giorno del conflitto, il premier israeliano: «Con l’Iran non abbiamo ancora finito». E continua a bombardare Gaza(Ansa)
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Undicesimo giorno di guerra in Iran. Dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ieri ha affermato che la guerra è «quasi finita», sono scesi i prezzi del petrolio. Se «fermasse il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz», l'Iran verrebbe colpito dagli Usa «venti volte più forte» di quanto fatto finora, ha scritto Trump su Truth aggiungendo che «è un regalo Usa alla Cina e a tutte le nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz». Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha affermato che il Paese continuerà gli attacchi missilistici finché sarà necessario e che i colloqui con gli Usa non sono più all'ordine del giorno. I Pasdaran annunciano che saranno loro a stabilire quando finirà la guerra. Proseguono i raid sugli Emirati arabi. Attivate le difese aeree contro le minacce missilistiche e di droni iraniani. L'Australia dispiegherà in Medio Oriente un aereo da sorveglianza, missili aria-aria e personale di supporto.
Intanto il petrolio frena ancora nell'after hours Usa: il prezzo si attesta sotto quota 90 dollari. Le Borse asiatiche, da Tokyo a Shangai e Hong Kong in apertura appaiono in timida ripresa dopo gli annunci di Trump sulla fine della guerra. Il presidente Usa ha anticipato di valutare l'allentamento delle sanzioni sul greggio russo dopo una telefonata con il presidente Vladimir Putin. Tra le ipotesi, anche lo svincolo di scorte di greggio d'emergenza, parte di un pacchetto di opzioni contro il balzo dei prezzi alimentato dalla guerra contro l'Iran. La Casa Bianca teme ripercussioni su imprese e consumatori Usa in vista delle elezioni di Midterm.
LE NOTIZIE DEL 10 MARZO IN DIRETTA:
Ore 22.30 – Netanyahu agli iraniani: «Nei prossimi giorni l’opportunità di liberarvi, siate pronti»
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu si è rivolto al popolo iraniano dichiarando che Israele presto «creerà le condizioni» affinché possa «afferrare il proprio destino». «Popolo iraniano», ha scritto in inglese sull'account X del primo ministro di Israele, «stiamo conducendo una guerra storica per la libertà. Questa è un'opportunità irripetibile per voi di rimuovere il regime degli ayatollah e ottenere la vostra libertà». «Insieme agli Stati Uniti, stiamo colpendo i tiranni di Teheran più duramente che mai», scrive Netanyahu, promettendo che «continueremo a colpire con forza crescente i tiranni che vi hanno terrorizzato per decenni». Netanyahu afferma che «nei prossimi giorni creeremo le condizioni affinché possiate afferrare il vostro destino». «Quando sarà il momento giusto, e quel momento si avvicina rapidamente, passeremo il testimone a voi», scrive. «Siate pronti a cogliere l'attimo!».
Ore 20.50 – Trump: «Se l'Iran ha messo mine a Hormuz le rimuova o conseguenze mai viste»
«Se l'Iran ha messo mine nello Stretto di Hormuz, di cui non abbiamo segnalazioni, le rimuova immediatamente» altrimenti «le conseguenze militari saranno a livelli mai visti prima. Se le rimuove, invece, sarebbe un passo nella giusta direzione». Lo ha scritto Donald Trump sul suo social Truth.
Ore 19.10 – Forti esplosioni nel cielo di Tel Aviv dopo il lancio di missili dall'Iran
Forti boati si sentono nel cielo di Tel Aviv subito dopo le sirene per il lancio di missili dall'Iran sulla città. Intanto gli allarmi stanno suonando in altri quartieri di Tel Aviv, come constata l'ANSA sul posto.
Ore 18.45 – Gli Usa hanno scortato una petroliera nello Stretto di Hormuz
Una nave della Marina americana ha scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz «con successo». Lo afferma il segretario all'Enerigua Chris Wright. «Il presidente mantiene la stabilità energetica globale durante le operazioni militari in Iran», ha aggiunto.
Ore 18 – L’Iran: «Quattro nostri diplomatici uccisi nell'attacco all’hotel di Beirut»
L'Iran ha accusato Israele di aver ucciso quattro dei propri diplomatici nell'attacco del weekend contro un hotel sul lungomare di Beirut. «Nelle prime ore di domenica 8 marzo, il regime israeliano ha condotto un attacco terroristico deliberato contro l'hotel Ramada a Beirut, che ha causato l'assassinio e il martirio di 4 diplomatici della Repubblica islamica dell'Iran», afferma la missione permanente di Teheran presso le Nazioni Unite.
Ore 16.40 – Teheran: «Risponderemo occhio per occhio agli attacchi alle infrastrutture»
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che l'Iran risponderà "occhio per occhio" a qualsiasi attacco alle sue infrastrutture da parte degli Stati Uniti e di Israele. "Se inizieranno una guerra alle infrastrutture, noi prenderemo di mira le loro infrastrutture - ha affermato Ghalibaf nel suo account X - Il nemico deve sapere che qualunque cosa faccia, noi daremo senza dubbio una risposta proporzionata e immediata. Nessun atto malvagio rimarrà impunito. Oggi applicheremo la legge dell'occhio per occhio e non ci saranno sconti né eccezioni".
Ore 16.20 – Iran, 30 arresti con l'accusa di spionaggio tra cui uno straniero
Il ministero dell'Intelligence iraniano ha annunciato oggi l'arresto di 30 persone accusate di spionaggio, tra cui uno straniero. Lo straniero, la cui nazionalità non è stata rivelata, "stava svolgendo attività di spionaggio per conto di due paesi del Golfo Persico in nome del nemico americano-sionista" ed è stato arrestato nel nord-est dell'Iran, ha affermato il ministero in una nota pubblicata dal portale di notizie online della magistratura Mizan.
Ore 15 – Gb-Italia-Germania lavorano a opzioni per proteggere navi a Hormuz
"Lavorare insieme a una serie di opzioni per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, in risposta alle crescenti minacce dell'Iran". E' quanto hanno concordato in telefonate separate i leader d'Italia, Regno Unito e Germania, Giorgia Meloni, Keir Starmer e Friedrich Merz, di cui dà conto Downing Street. E' stata inoltre sottolineata "l'importanza vitale della libertà di navigazione" e concordato uno stretto coordinamento nei prossimi giorni.
Ore 13.25 – Hegseth: «Mojtaba ferito? Non posso commentare»
Il capo del Pentagono Pete Hegseth non commenta sullo stato di salute della nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. A chi gli chiedeva se ci sono indicazioni sul fatto che sia ferito, Hegseth ha risposto: "É qualcosa che non posso commentare la momento". La nuova guida suprema "farebbe bene a prestare ascolto alle parole del nostro presidente" e dire "che non intende perseguire con armi nucleari", ha messo in evidenza.
Ore 13.10 – Hegsteh: «In Iran stiamo vincendo, questo non è il 2003»
In Iran "stiamo vincendo. Non molleremo fino a quando il nemico non sarà completamente sconfitto. Questo non è il 2003". Lo ha detto il capo del Pentagono Pete Hegseth. "Stiamo soffocando il nemico e non ci stancheremo fino a quando non sarà sconfitto del tutto", ha aggiunto precisando che, in ogni caso, "la fine della guerra la decide il presidente”.
Ore 12.50 – Trump: «Potrei essere disposto a parlare con Teheran»
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato a Fox News che è possibile che sia disposto a parlare con l'Iran ma che ciò dipenderà dalle condizioni. Trump ha detto a Fox di aver sentito che Teheran voleva fortemente parlare, ripreso da Reuters sul sito. "È possibile, dipende dai termini ma è solo possibile... - ha detto a Fox News - In realtà non abbiamo praticamente più bisogno di parlare con loro, se ci pensate bene, ma è possibile".
Ore 12.45 – A Chigi Crosetto, Mantovano, Servizi e vertici militari, focus su crisi nel Golfo
Si sono riuniti questa mattina, alla presenza del ministro della Difesa, Guido Crosetto, e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano, i vertici militari e dell'intelligence. Lo riferiscono Fonti di Palazzo Chigi, spiegando che nel corso dell'incontro è stato effettuato un punto della situazione sugli aspetti militari e informativi connessi alla crisi nell'area del Golfo.
Ore 12.30 – Iran a Trump: «Fate attenzione a non essere eliminati voi»
"L'Iran non ha paura delle vostre minacce vuote": lo ha detto il capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, rivolgendosi al presidente Donald Trump, che aveva minacciato che gli Stati Uniti avrebbero colpito l'Iran più duramente se avesse bloccato il flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz. "Chi è più grande di voi non potrebbe eliminare l'Iran, quindi fate attenzione a non essere eliminati", ha aggiunto sul suo account X.
Ore 11.55 – Nuovi raid di Israele su Gaza, 3 bambini uccisi
Le forze israeliane stanno bombardando le zone orientali di Khan Younis e Gaza City. Lo riferisce al Jazeera dalla Striscia, affermando che "tre bambini palestinesi sono stati uccisi, portando il bilancio delle vittime ad almeno 648 dall'inizio del cessate il fuoco di ottobre.
Ore 11.15 – Teheran, 1.255 morti e oltre 12.000 feriti
Sono 1.255 le vittime, tra cui 200 bambini e 11 operatori sanitari, e oltre 12.000 i feriti in Iran dall'inizio dell'attacco di Stati Uniti e Israele. Lo ha annunciato il viceministro alla Salute, Ali Jafarian, come riporta Al Jazeera.
Ore 10.45 – Iran promette di bloccare petrolio da Medio Oriente fino a nuovo avviso
L'Iran smentisce le dichiarazioni ottimistiche di ieri di Trump sulla durata della guerra e promette che nemmeno una goccia di petrolio lascerà il Medio Oriente 'fino a nuovo avviso'. La Repubblica Islamica ha dichiarato che i negoziati con Washington 'non sono più all'ordine del giorno' nel conflitto che ha travolto l'intera regione dal 28 febbraio e che lunedì ha gettato i mercati globali nel panico. "Le forze armate iraniane non consentiranno l'esportazione di un solo litro di petrolio dalla regione al campo nemico e ai suoi partner fino a nuovo avviso", ha dichiarato Ali Mohammad Naini, portavoce del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Il regime iraniano nega così a Washington il diritto di decidere unilateralmente l'andamento del conflitto rivendicando di poter esercitare pienamente il suo controllo sullo Stretto di Hormuz, altamente strategico, attraverso il quale passa un quinto della produzione mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto (Gnl).
Ore 10.05 – Paesi del Golfo riducono la produzione giornaliera di petrolio
I paesi del Medio Oriente riducono la produzione giornaliera di petrolio. Lo scrive Bloomberg. L'Arabia Saudita ha ridotto la produzione di petrolio tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno tagliato la loro produzione di 500.000-800.000 barili al giorno. Anche il Kuwait ha ridotto la produzione di mezzo milione di barili al giorno, e l'Iraq di circa 2,9 milioni, aggiunge il rapporto, citando persone a conoscenza della questione.
Ore 10 – Militari Unifil scortano cristiani in fuga nel sud del Libano
Gli abitanti di una località libanese a maggioranza cristiana nel sud del Libano stanno lasciando le loro case scortati da militari italiani della missione Onu (Unifil) dopo le ripetute minacce di sfollamento ricevute in tutta la zona da Israele che ha ieri ucciso il parroco cattolico di una località vicina, sempre nel sud del paese. Lo riferisce l'agenzia di notizie libanese Nna e lo conferma l'ufficio stampa di Unifil all'ANSA. I dignitari del paese di Alma Shaab, nel distretto di Tiro, hanno deciso di lasciare le loro case a seguito dell'ennesimo ordine di sfollamento forzato ("avviso di evacuazione") e dopo l'uccisione ieri da parte di Israele del parroco Pierre Rai, del vicino paese di Qlaiaa. Gli abitanti di Rmeish, altra località cristiana lungo la linea di demarcazione con Israele hanno invece deciso per ora di rimanere nel loro paese, come avvenuto già in precedenza durante il lungo conflitto del 2023-24.
Ore 9.30 - Netanyahu: «Stiamo spezzando le ossa all'Iran ma non abbiamo ancora finito»
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele sta "spezzando le ossa" al potere iraniano dall'inizio dell'offensiva condotta congiuntamente con gli Stati Uniti dal 28 febbraio, ma che "non ha ancora finito". "Aspiriamo a portare il popolo iraniano a spezzare il giogo della tirannia, ma alla fine dipende da loro", ha dichiarato Netanyahu durante una visita a un centro di emergenza del ministero della Salute israeliano, ieri in tarda serata. "Non c'è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa - e non abbiamo ancora finito", ha aggiunto.
Ore 9.15 – La Turchia schiera i Patriot, in consultazione con la Nato
La Turchia annuncia che un sistema di difesa aerea Patriot è in fase di preparazione per essere reso operativo nella parte orientale del Paese, nell'ambito degli sforzi coordinati con la Nato per aiutare a proteggere lo spazio aereo nazionale in un contesto di tensioni regionali. Lo riporta Anadolu. In una dichiarazione, il ministero della Difesa Nazionale ha affermato "alla luce dei recenti sviluppi nella nostra regione, sono state adottate le misure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri confini e del nostro spazio aereo e siamo in consultazione con la Nato e i nostri alleati".
Ore 08.42 – Idf, raid imminenti su Tiro e Sidone in Libano
L'Idf ha emesso un ordine di evacuazione per alcuni edifici nelle città costiere libanesi di Tiro e Sidone, in vista di attacchi aerei contro le infrastrutture di Hezbollah. «Le Idf colpiranno le infrastrutture militari appartenenti all'organizzazione terroristica Hezbollah», afferma il portavoce, il colonnello Avichay Adraee. I civili nella zona hanno ricevuto istruzioni di tenersi a una distanza di almeno 300 metri dagli edifici.
Ore 08.25 – Ambasciata Usa a Beirut invita connazionali a lasciare il Libano
L'ambasciata statunitense a Beirut esorta i suoi cittadini a trovare un "rifugio" se non intendono lasciare il Libano. Lo riferisce la Bbc. In un avviso di sicurezza emesso stamani, l'ambasciata afferma che i cittadini statunitensi "dovrebbero seriamente considerare" di lasciare il Paese con i voli della Middle East Airlines in partenza dall'aeroporto Rafic Hariri di Beirut, se ritengono che sia sicuro farlo.
Ore 08.13 – Iran, non consentiremo export petrolio finché c'è la guerra
«L'Iran non permetterà l'esportazione di nemmeno un litro di petrolio dalla regione fino a nuovo avviso al nemico ostile e ai suoi partner, finché continuerà l'aggressione degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran e le sue infrastrutture civili»: lo ha detto il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Ali Naeini. Riferendosi alle dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui la potenza militare dell'Iran è diminuita, Naeini ha affermato che sono le forze statunitensi a indebolirsi. «Ora, gli americani cercano una fine onorevole della guerra, poiché tutte le loro infrastrutture militari sono state distrutte nella regione del Golfo Persico», ha aggiunto, citato da Tasnim.
Ore 07.53 – Nuova ondata attacchi Iran nel Golfo, missili su base Usa in Iraq
L'Iran ha lanciato nuovi attacchi contro i paesi del Golfo: le sirene di allarme missilistico hanno suonato nelle prime ore del mattino a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e in Bahrein. Riad ha distrutto due droni nella sua regione orientale ricca di petrolio. Il Kuwait ha invece abbattuto sei droni. I Pasdaran hanno poi annunciato di aver "colpito" la base aerea americana di Al-Harir, nel Kurdistan iracheno, bersagliata con "5 missili"
Ore 06.26 – Araghchi: «Avanti con gli attacchi finché sarà necessario»
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che il Paese continuerà gli attacchi missilistici finché sarà necessario, secondo quanto riporta Afp. Araghchi ha escluso i colloqui dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che la guerra con l'Iran finirà «molto presto». Il ministro ha dichiarato all'emittente statunitense PBS News che il suo Paese è pronto a continuare gli attacchi missilistici e che i negoziati con gli Stati Uniti non sono più all'ordine del giorno.
Ore 06.17 – Australia manderà aerei e missili aria-aria nel Golfo
L'Australia dispiegherà in Medio Oriente un aereo da sorveglianza, missili aria-aria e personale di supporto dell'Australian Defence Force, rispondendo a una richiesta del presidente degli United Arab Emirates, Mohamed bin Zayed. Il primo ministro laburista Anthony Albanese lo ha definito «uno sforzo per aiutare a proteggere gli australiani nella regione sotto minaccia di attacco dall'Iran». E ha ribadito che l'Australia non adotta azioni offensive contro l'Iran e non dispiegherà truppe sul terreno in eventuali offensive condotte dagli Stati Uniti e da Israele.
Ore 06.13 – Nuovo attacco dall'Iran verso gli Emirati arabi
Gli Emirati Arabi Uniti hanno dovuto affrontare un nuovo attacco da parte di droni e missili iraniani, nell'undicesimo giorno del conflitto in Medio Oriente, ha comunicato il ministero della Difesa, stando a quanto riporta Afp. «Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e di droni provenienti dall'Iran», ha scritto il ministero su X
