La «passione per lo sci e la montagna» da ragazzo lo aveva portato ad arruolarsi da volontario negli alpini, il desiderio di «sentirsi utile per una causa» a combattere a fianco dei Peshmerga kurdi contro l'Isis. Ma è stato il fronte del Donbass l'ultimo scenario della «vita da soldato» di Alex Pineschi, 42enne originario di La Spezia morto di recente dopo essere entrato a far parte nei mesi scorsi delle forze speciali dell'intelligence di Kiev. È l'11esimo italiano di cui è stato confermato il decesso nel corso della guerra in Ucraina.

La sua scomparsa «sul campo di battaglia» è stata annunciata sul profilo Facebook dell'associazione di volontari Memorial. «Per favore, aiutateci a onorarlo per far sì che non sia dimenticato», si legge. Un altro post circolato su gruppi social incentrati sui combattenti stranieri in quel Paese indica che l'uomo sarebbe stato ucciso lo scorso 23 maggio «insieme ai suoi commilitoni di un'unità di controllo droni in direzione a Liman». Informazioni al momento non confermate da fonti ufficiali.

Pineschi, che lascia il padre, era molto conosciuto a La Spezia e non solo. Fondatore di Ap Tac, un centro di addestramento specializzato in "formazione tattica con arma da fuoco" con sede operativa a Torre de' Negri (Pavia), lui stesso aveva spesso diffuso informazioni su di sé, attraverso video su YouTube, interviste e tre libri.

Come quando, in una puntata del programma Nemo sulla Rai datata 2017, aveva parlato dei suoi trascorsi in Siria e Iraq come combattente «contro i terroristi» e come addestratore dei kurdi. «Se a oggi una persona mi chiedesse perché hai deciso di combattere, io risponderei: perché ho visto una causa per la quale valesse la pena rischiare», aveva spiegato una volta riferendosi a quel periodo, durato in complesso circa un lustro, dal 2014 al 2019. Al suo rientro in Italia, la sua vicenda era anche stata oggetto di approfondimenti da parte della procura, per il sospetto che fosse un mercenario. Ma il procedimento si era concluso con l'archiviazione (tra l'altro richiesta dallo stesso pm) perché il suo ruolo era invece stato inquadrato come "volontario".

«La guerra mi ha dato la possibilità di imparare» e «di capire chi io fossi», erano altre riflessioni che Pineschi, ricordato da molti in queste ore con post di condoglianze sui social e che il 17 ottobre avrebbe compiuto 43 anni, faceva nel rievocare le sue vicissitudini in Medio Oriente. Dove era giunto al termine di una stagione in cui aveva lavorato come «freelance nel settore della security privata in Italia e all'estero», sentiva di «volere di più» dalla sua vita, anche per smaltire la «sofferenza» di non essere «riuscito a coronare il sogno di poter indossare permanentemente la divisa dell'esercito». Inizialmente, invece, il conflitto in Ucraina non lo aveva attirato allo stesso modo. «Non sento quella guerra come mia», diceva in un video pubblicato ad agosto 2024.

Evidentemente le cose poi erano cambiate, tant'è che il 42enne spezzino, più di recente, ha sottoscritto un contratto con le forze armate di Kiev. Ora, il suo nome si aggiunge a quello degli altri connazionali morti dopo essersi arruolati a fianco di una o dell'altra parte contrapposte in terra ucraina: il selargino Manuel Mameli, 25 anni, il sardo Elia Putzolu, anche lui 27 enne, che era con i filorussi; nel 2022 Edy Ongaro, ucciso a 46 anni nel Donbass, Benjamin Giorgio Galli, morto a 27 anni mentre combatteva contro i russi, e nel 2024 Angelo Costanza, 42 anni, arruolatosi nell'esercito ucraino, Massimiliano Galletti, 59 anni attivo come soccorritore volontario in assistenza sul fronte ai soldati di Kiev, Luca Cecca, dato per disperso quell'anno mentre combatteva anche lui tra le fila ucraine e la cui morte è stata confermata l'anno successivo; nel 2025 Antonio Omar Dridi, 35 anni, il 40enne Thomas D'Alba, e il 21enne di origini ucraine, ma adottato da una famiglia italiana, Artiom Naliato.

(Unioneonline)

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