Conflitto Usa-Iran e crisi energetica globale: gli Stati Uniti sono ancora un alleato affidabile?
Un nuovo contesto internazionale, nel quale gli Stati Uniti sembrerebbero aver perduto, o quasi, il ruolo di garanziaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
12 aprile 2026: Islamabad in Pakistan, J.D. Vance annuncia al Mondo che «gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l'Iran» siccome «non (ci sarebbe) la promessa da parte dell'Iran di abbandonare definitivamente l'arma nucleare».
Stando alla versione degli eventi rilasciata da Teheran, al contrario, «i negoziati (sarebbero) falliti per le richieste irragionevoli degli Usa». La verità starà nel mezzo? Chi può dirlo.
A conti fatti, comunque si voglia inquadrare l’intera vicenda, per Donald Trump, il conflitto in Iran sembrerebbe tradursi in un nulla di fatto piuttosto problematico. Nessun regime change nonostante i proclami e l’uranio arricchito, con buona pace di tutti (si fa chiaramente per dire) è ancora sotto il pieno controllo di Teheran. Al punto che l’Iran, allo stato attuale delle cose, sembrerebbe riflettere una posizione di vantaggio strategico e contrattuale rispetto agli Stati Uniti. Ha resistito all’attacco acquisendo per ciò stesso, e paradossalmente, la possibilità, sul piano negoziale, di chiedere, e forse ottenere, alla lunga, una qualche forma di compensazione per i danni cagionati dal conflitto. Circostanza quest’ultima che, se nei fatti conseguita, potrebbe andare a compromettere non solo il futuro politico di Donald Trump, ma anche e soprattutto la gestione post-bellica dello Stretto di Hormuz configurandosi come un vero e proprio definitivo scacco matto in pregiudizio diretto del Tycoon, il quale, all’esito dei negoziati, sembra aver annunciato su Truth, stando a quanto riportato dagli organi di stampa, il blocco navale immediato, ed in un pregiudizio indiretto, o meglio, più correttamente, fisiologico conseguente nel suo automatismo, nei confronti dell’andamento dei mercati e dell’economia globale, aprendo le porte ad una crisi energetica, e non solo, di complessa sostenibilità.
Il contesto geopolitico generale si caratterizza per una inedita dimensione di “Occidente” in via di riqualificazione, se ancora esistente nei termini in cui lo si era conosciuto e concepito, all’interno del quale gli Stati Uniti d’America di Donald Trump sembrerebbero aver perduto, o quasi, il ruolo di garanzia.
La Comunità Internazionale, nel suo complesso, sembrerebbe trovarsi nella condizione di dover riprogrammare sé stessa alla luce dei conflitti in essere e del costruendo nuovo ordine mondiale, il quale non può cedere alla legge del più forte, quanto piuttosto ristabilire gli equilibri perduti. All’interno di questo inedito sistema in via di riconfigurazione non sembrerebbero potersi ammettere posizioni ibride da parte financo dei governi dei singoli Paesi pure unitariamente considerati i quali, dovrebbero piuttosto esprimersi in maniera netta sull’operato di Donald Trump.
La guerra va avanti, e Washington, dal canto suo, si ritrova, per l’agire del suo Presidente e dei suoi “penultimatum” che taluno potrebbe definire ai limiti della credibilità, ad esserne impantanato quasi senza via d’uscita. La domanda delle domande oggi come oggi potrebbe essere la seguente: gli Stati Uniti, sotto la Presidenza di Donald Trump, possono ancora considerarsi un alleato affidabile? E’ incongruente o saggio sostenere che l’Italia debba continuare a caldeggiare la necessità di conservare un legame forte con gli Stati Uniti, o meglio, con gli Stati Uniti di Donald Trump? Allo stato attuale i governi, italiano compreso, dovrebbero prendere le distanze da ogni situazione che metta in discussione l’ordine Internazionale costituito e le sue regole e lavorare assiduamente per ristabilirlo. Allo stesso modo, i singoli Paesi Membri e l’Unione Europea nel suo complesso, dovrebbero attivarsi al fine di esplorare alternative economiche sostenibili, diversificando i mercati al di là ed oltre ogni preclusivo pregiudizio, rispondendo con azioni diplomatiche incidenti alle altalenanti posizioni americane.
Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro
