Sì al reclamo dei cittadini sull'ex Ilva: stop all'area a caldo
I giudici fermano la produzione, dal Governo cento milioni per completare il percorso della cessioneNovanta giorni per fermare l'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto. Il decreto della Corte d'Appello di Milano arriva come un fulmine sulla vertenza siderurgica proprio nella fase più delicata, quella della trattativa per la cessione degli asset del gruppo e alla vigilia del confronto tra governo e organizzazioni sindacali. Una decisione che modifica lo scenario industriale e occupazionale del polo tarantino, sul quale sono concentrate le offerte del fondo americano Flacks Group e del gruppo indiano Jindal.
I giudici della Sezione specializzata in materia d'Impresa hanno accolto il reclamo presentato da dieci aderenti all'associazione Genitori Tarantini e da un bambino affetto da una rara mutazione genetica, stabilendo che l'attività dovrà essere sospesa entro tre mesi se non sarà «rimosso integralmente l'amianto ancora presente negli impianti» e non saranno adottate «le misure necessarie per ricondurre l'emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all'anno».
La reazione del governo non si è fatta attendere: convocazione d'urgenza a Palazzo Chigi, approvazione lampo in Consiglio dei ministri di un nuovo finanziamento da 100 milioni di euro per preservare la continuità operativa del comparto a freddo e conferma del tavolo ad altissima tensione previsto con le parti sociali. Tra i sindacati cresce vertiginosamente l'apprensione per la tenuta occupazionale, mentre la vertenza si trasforma in un cruciale banco di prova per il futuro dell'industria di base italiana.
La decisione dei magistrati lombardi ha riflessi anche sugli equilibri della compravendita in corso. Di fronte all'alt imposto dai giudici, vincolato alla bonifica totale di oltre due tonnellate di amianto residuo e alla drastica riduzione delle polveri sottili, la premier Giorgia Meloni ha riunito la squadra di governo per valutare l'impatto di un provvedimento che colpisce gli impianti dove lavora il nucleo principale delle maestranze. Palazzo Chigi ha quindi confermato lo stanziamento di un'ulteriore tranche del prestito per garantire la continuità operativa dell'azienda in attesa del perfezionamento della cessione dell'area a freddo.
La sentenza «è un fatto che stravolge una fase di cessione che era abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione con la controparte, e che in questo momento cambia completamente le condizioni della vicenda», dice il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
La strategia governativa tenta di blindare il perimetro industriale non toccato dal blocco immediato, ricalibrando l'assetto della vendita. Il confronto di domani con i sindacati diventa la sede in cui cercare garanzie per migliaia di lavoratori che vedono riattualizzato l'incubo della disoccupazione o della cassa integrazione a oltranza. Le sigle metalmeccaniche, già in stato di massima allerta, chiedono con forza che la tutela dell'ambiente e della salute pubblica non si traduca nell'ennesimo smantellamento sociale.
Le motivazioni della Corte milanese, guidata dalla magistrata Marianna Galioto, tracciano del resto un quadro perentorio: la presenza di asbesto inglobato nelle pareti dei cowper e l'inadeguatezza delle misure contro il PM10 nello scenario da 6 milioni di tonnellate annue non consentono ulteriori deroghe o proroghe. Sul futuro del polo resta aperta la partita della cessione, con il confronto tra il fondo americano Flacks Group e il gruppo indiano Jindal. Flacks ha annunciato il progetto Flacksider, sviluppato con Danieli e Metinvest, per un nuovo polo siderurgico a basse emissioni con forni elettrici e tecnologia Dri. La vicenda approda ora al tavolo Governo-sindacati, chiamato a misurarsi con un passaggio decisivo per il futuro dello stabilimento, dei lavoratori e dell'intera filiera collegata al polo siderurgico tarantino.
(Unioneonline)