Garlasco, chiusa l’inchiesta su Sempio: «Il Dna di Chiara mai sui pedali della bici di Stasi, i Ris lo sapevano ma nascosero la prova»
È stato uno degli elementi decisivi per la condanna dell’ex fidanzato della vittima, i pm pavesi lo hanno smontato: ecco perché nei giorni scorsi hanno interrogato diversi militari del Ris e l’allora comandante Luciano GarofanoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
I carabinieri del Ris di Parma sapevano che il test del Dna sui pedali della bici di Alberto Stasi era negativo, ma nascosero i risultati che provavano l’innocenza del giovane. È la clamorosa accusa ipotizzata dai pm pavesi guidati da Fabio Napoleone e dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, che stanno riscrivendo la storia del delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007.
L’innocenza di Stasi dunque, è la convinzione dei pm, era già evidente prima del suo fermo nel 2007, quando due test di controllo sul materiale – che si presumeva fosse sangue – trovato sulla bici del ragazzo erano risultati negativi. Quello è stato uno dei principali elementi che ha portato alla condanna di Stasi. Degli esiti di quelle contro-analisi negative non c’è mai stata traccia negli atti di indagine, né se n’è mai parlato durante i cinque processi a Stasi.
I consulenti genetici della Procura hanno analizzato i dati grezzi ossia i «registri» delle macchine usate in laboratorio per effettuare i test. In quei file, non modificabili, è stata trovata traccia delle due contro-analisi risultate negative. Per questo hanno interrogato nei giorni scorsi alcuni carabinieri del Ris che si occuparono delle analisi e l’allora comandante Luciano Garofano.
Così il Corriere ricostruisce il modo quanto avvenuto nel 2007: i genetisti del Ris fecero un primo esame negativo sui pedali il 16 settembre 2007, tre giorni dopo un secondo test fece trovare 2,78 nanogrammi, quantitativo “enorme” di Dna se paragonato al primo esame negativo. Dna compatibile con quello di Chiara Poggi. L’indomani, però, qualcuno ai Ris di Parma (forse non del tutto convinto del test positivo, che aveva dato un risultato troppo differente rispetto al primo) fece in segreto due nuove prove di verifica: entrambe negative, ma le tracce di quegli esami non sono mai comparse nel fascicolo d’indagine, né sono mai state date alla Procura. Quei 2,78 nanogrammi dunque, è la convinzione di chi indaga, furono frutto di uno scambio di provette o di un errore nella registrazione dei dati. O, ancora, di un vero e proprio depistaggio.
La rivelazione emerge dall’avviso di chiusura indagini della Procura di Pavia, notificato oggi ad Andrea Sempio. I pm hanno depositato nuovi atti, tra cui consulenze come quella sul Dna e sull’impronta della scarpa. In particolare «una nota sulle dimensioni di una scarpa modello Frau taglia 42 compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio», scrive il procuratore Fabio Napoleone. Si tratta dell’ormai nota impronta di una scarpa con suola a pallini presente sulla scena del crimine e che fu attribuita a Stasi.
Chiuse le indagini, la Procura è ora pronta a chiede il rinvio a giudizio per Andrea Sempio, l’accusa nei suoi confronti resta la stessa: omicidio volontario aggravato da crudeltà e dall’odio verso la vittima.
(Unioneonline)
