Costretta a servire caffè «in quanto donna» e licenziata in maternità: giudice reintegra la manager
Per i giudici «gli episodi configurano la molestia». Per la dirigente anche un risarcimento di 50mila euroPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il giudice del lavoro di Treviso ha disposto il reintegro in azienda e un risarcimento di 50mila euro per una manager licenziata mentre era in gravidanza. La decisione arriva dopo che la donna aveva denunciato comportamenti discriminatori sul posto di lavoro. Durante le riunioni infatti le sarebbe stato chiesto di servire il caffè ai colleghi «in quanto donna».
Nella sentenza il giudice ha riconosciuto la violazione dell’articolo 54 del decreto legislativo 151/2001, che tutela le lavoratrici madri dal licenziamento dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Una condizione nella quale la manager si trovava al momento del provvedimento disciplinare. Per questo il tribunale ha stabilito il reintegro nel posto di lavoro e il pagamento di un risarcimento di 50mila euro.
Alla ricorrente, che fa parte della famiglia proprietaria dell'azienda, la proprietà contestava l'uso di risorse aziendali per spese personali, poi rivelatosi di gravità lieve perché di prassi comune. Ha ottenuto ragione nel lamentare da parte dei vertici aziendali condotte vessatorie, mobbizzanti e gravemente offensive, costituenti anche atti di discriminazione, tra cui alcune frasi di un superiore come «tu non ti meriti la dirigenza e la posizione da Group Sales Manager, io avrei bisogno di un uomo e per di più con esperienza» o, in occasioni di riunioni di lavoro, l'imposizione di «fare i caffè ai partecipanti» compito a lei «spettante» in quanto donna. La sentenza evidenzia come gli episodi «configurino “molestia” in quanto indesiderati (per qualunque lavoratore, ivi incluso un dirigente), posti in essere per ragioni connesse al sesso» e che nel loro complesso siano «condotte palesemente dequalificanti e vessatorie perché ripetute e continuate, con maggiore o minore intensità».
(Unioneonline)
