Domani è l’ultimo giorno. Poi non si potrà più parlare di pronto soccorso a rischio stop: senza una soluzione in extremis, tale da compensare il mancato rinnovo dei contratti dei medici gettonisti in scadenza tra poche ore, alcuni presidi chiuderanno davvero. La beffa è che questo capita in uno dei periodi più caldi (in tutti i sensi) dell’anno: soprattutto il nord Sardegna, e in particolare la Gallura, si troverà nei prossimi due mesi a dover gestire una popolazione che, in alcuni centri turistici importanti, nella migliore delle ipotesi raddoppia. E, di conseguenza, una domanda di medicina d’urgenza che aumenta in modo esponenziale.

I reparti vicini a dire basta sono undici, che già hanno parecchie difficoltà a coprire i turni e spesso lavorano soltanto mezza giornata e mai nei weekend. Tra quelli con le criticità più serie: Tempio, Olbia, Oristano, Sorgono, Muravera. Di sicuro la situazione più esplosiva è in Gallura, a seguire a Oristano. E diventerà ancora più pesante il carico su quelli grandi, per dire, l’Aou di Sassari, il San Francesco a Nuoro, a Cagliari il Santissima Trinità, il Brotzu e il Policlinico.

Il sindacato 

«Da tempo la Cgil chiedeva la soluzione del problema dei medici a gettone nei pronto soccorso della Sardegna», spiega il segretario della Cgil Fausto Durante, «questa soluzione non è mai arrivata e le Asl non hanno provveduto a mettere in campo iniziative per risolvere il problema. Ora la dg della Sanità conferma che non ci sarà la proroga. Tutto ciò conferma che c’è una grande differenza tra gli annunci e i proclami di ottimismo e la condizione reale che d’estate rischia di scoppiare».

Roberto Murgia

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