Dopo le recenti nomine da parte della Giunta regionale dei nove direttori generali delle Asl sarde – con una sola donna al vertice, a Oristano –  l’associazione Tonino Pascali –Sardegna Radicale interviene chiedendo un accesso agli atti per conoscere il numero delle candidature presentate, la loro composizione di genere e i criteri utilizzati nella formazione delle rose.

Un passaggio necessario per distinguere tra dati oggettivi e scelte discrezionali. Sardegna Radicale chiede inoltre che venga rispettata la parità di genere nei ruoli decisionali, a partire dagli incarichi ancora da assegnare: mancano tre Asl. 

Secondo l’associazione, dopo il caos delle istituzioni prodotto da una legge regionale dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale, la nuova fase di nomine avrebbe dovuto rappresentare un cambio di passo sul piano della legittimità, della trasparenza e dell’equità. Al contrario, quello che emerge è, ancora una volta, una sottorappresentazione femminile nei ruoli dirigenziali del sistema sanitario regionale.

Laura Di Napoli, coordinatrice dell’associazione Sardegna Radicale, ha dichiarato: «La sproporzione è evidente e documentata. Le donne rappresentano circa il 70% del personale sanitario e oltre la metà delle professioni sanitarie. Ma non solo: anche nell’Elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di Direttore generale risultano 32 donne su 78, pari al 41%. È quindi del tutto infondato sostenere che manchino professionalità femminili. Per questo chiediamo che nelle nomine dirigenziali venga garantita almeno una soglia del 40% di presenza femminile, come misura minima di equità e di rispetto dei principi costituzionali».

«La trasparenza è il punto dirimente», afferma Gabriele Casanova, coordinatore dell’associazione. «Se esistono decine di donne idonee a livello nazionale e una presenza strutturalmente maggioritaria di donne nel sistema sanitario, allora l’assenza femminile nelle nomine non può essere liquidata come un fatto tecnico. È una responsabilità politica che va esplicitata e motivata, soprattutto quando si tratta di incarichi che orientano concretamente la gestione e le priorità della sanità pubblica».

Secondo Sardegna Radicale, «il principio di parità non può essere rinviato a future nomine definitive, ma deve valere anche per gli incarichi suppletivi e temporanei, che incidono in modo diretto sull’andamento delle aziende sanitarie».

Emanuele Palomba, anche lui coordinatore di Sardegna Radicale, aggiunge: «La parità di genere non può restare una dichiarazione di principio. Deve tradursi in atti concreti, soprattutto nei momenti di transizione e urgenza. È proprio in questi passaggi che si decide se cambiare davvero o continuare a riprodurre modelli di potere escludenti».

«La sanità pubblica», conclude Laura Di Napoli, «ha bisogno di competenza, giustizia e credibilità. E senza una reale parità di genere nei luoghi decisionali, quella credibilità resta inevitabilmente incompleta».

L’associazione Tonino Pascali – Sardegna Radicale chiede quindi che le quattro posizioni ancora da assegnare siano affidate a donne, per un primo atto concreto di riequilibrio e come segnale credibile di discontinuità.

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