È recente la notizia della rimodulazione unilaterale del volo serale Aeroitalia tra Fiumicino e Alghero a cagione, sembrerebbe, dell’impatto del costo del carburante jet fuel sui conti e malgrado la piena vigenza degli obblighi derivanti dal Decreto Ministeriale.

Le Imprese Sarde patiscono il rincaro su trasporto merci ed energia. La continuità territoriale è (o quanto meno dovrebbe essere) l’espressione autentica dei principi di uguaglianza e di coesione. Rappresenta l’unità reale del Paese nella sua consistenza geografica di carattere regionale oltre che l’unità del Paese Italia nella sua consistenza insulare e peninsulare con l’Unione Europea.

Continuità, dunque, come capacità concreta di garantire ai cittadini che vivono in aree geograficamente isolate o svantaggiate, le isole per l’appunto, la stessa mobilità di chi vive sulla terraferma o, comunque, in grandi punti nodali infrastrutturali. Si tratta di una autentica garanzia di rilievo costituzionale per la tutela e la salvaguardia della coesione sociale ed economica.

Vivere in un'isola, come soprattutto la Sardegna nel contesto italiano, significa misurarsi quotidianamente con barriere naturali che incidono inevitabilmente sul piano economico e sociale traducendosi in uno svantaggio. Vero è che l’insularità, è stata fatta oggetto di un riconoscimento sul piano Costituzionale Italiano (all'articolo 119), con l’obiettivo di impegnare tra l’altro lo Stato a promuovere le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti da questa condizione. La situazione economica contingente, l’impatto dei conflitti in essere con ogni conseguenza tangibile sul quotidiano e sul carrello della spesa, ha portato all’evidenza un’altra circostanza oramai non più trascurabile: quella per cui anche l'imposizione di Oneri di Servizio Pubblico utili a supplire alle criticità delle leggi del libero mercato che, da sole non potrebbero garantire voli o traghetti a prezzi accessibili e con frequenze regolari verso tratte poco redditizie, non è sufficiente allo scopo.

Le regole dell'Unione Europea sulla libera concorrenza e sugli aiuti di Stato se da un lato sono un limite alla libertà dei governi nazionali di finanziare liberamente le tratte, dall’altro sono una garanzia di condizioni eque e trasparenti per le imprese andando alla fine della fiera a determinare spesse volte un impasse burocratico che va a tutto discapito dei cittadini. Probabilmente (questa perlomeno la percezione che se ne ricava) il fatto stesso che i bandi di gara siano assegnati a compagnie che offrono il costo maggiormente appetibile, non dovrebbe mai tradursi, sempre in ossequio a quel principio di uguaglianza e di coesione, in un “minus” nella frequenza dei voli, degli orari e dell'affidabilità.

Le imprese locali, quindi l’intero comparto economico di un dato Territorio Regionale, quale appunto quello Sardo, patisce costi di trasporto (sia per le materie prime che per i prodotti finiti) molto più onerosi rispetto ai concorrenti della terraferma peninsulare. Alla lunga, un sistema di trasporti precario o troppo costoso finisce per rappresentare una difficoltà anche per il turismo (che non dovrebbe essere solo quello di lusso per così dire), magari concentrandolo nelle sole stagioni di picco. Ma tutti coloro che poi dovessero viaggiare per potersi curare o per ragioni di studio come potrebbero vedersi garantito il diritto alla salute e all’istruzione a condizioni di parità con i concittadini della penisola? Ove il costo del biglietto diventi proibitivo il diritto in se verrebbe automaticamente compromesso. Con ogni immaginabile conseguenza sul piano dello spopolamento.
Bisognerebbe fare la domanda giusta e cercare di offrire una risposta quanto meno soddisfacente o plausibile: perché l’attuazione pratica dei principi della continuità territoriale continua a presentare forti criticità mortificando il principio di uguaglianza, coesione e insularità? Dicendolo forse diversamente e ancor più chiaramente, sarebbe importante innanzitutto chiarire una circostanza: quella per cui la “continuità territoriale” non deve essere percepita all’esterno come un "privilegio" o come un sussidio assistenziale concesso a chi vive nelle isole, traducendosi quasi in un peso a livello nazionale. Rappresenta piuttosto un investimento nei termini strettissimi di democrazia intesa nel senso pieno e sostanziale del termine.

Allo stato attuale, tutto considerato anche in termini di caro carburante ed instabilità internazionale, sarebbe financo doveroso, non semplicemente utile, istituire a livello Statale una sorta di fondo nazionale permanente e strutturale che possa finalmente dare concreta attuazione formale al principio costituzionale di insularità riconoscendolo e sostanziandolo nella sua interezza. “Accorciando” le distanze tra i differenti Territori Italiani si uniscono i popoli, si offrono pari opportunità alle imprese nazionali tutte e soprattutto si garantisce la dignità di ogni cittadino, a prescindere dal luogo in cui è nato oppure ha scelto di vivere.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

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