Solarussa, il dolore per Matteo'State tranquilli, qui va tutto bene'
Matteo Mureddu, il parà ucciso ieri a Kabul, sognava fin da piccolo la vita militare. Si era arruolato a ventun'anni, nel 2002, e in sette anni di servizio aveva partecipato a diverse operazioni militari. Nelle telefonate a casa tranquillizzava sempre i familiari.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tre rintocchi di campane annunciano a tutto il paese la notizia. Terribile. Da quel momento su Solarussa cala una coltre di silenzio. In via Giovanni XXIII gli amici di Matteo arrivano di corsa: «Ma è vero? Dite la verità: non è che c'è stato un errore?». E invece è tutto vero, verissimo purtroppo: i due kamikaze, la terribile esplosione e la tragedia. Matteo Mureddu non vedeva l'ora di tornare in paese: a novembre avrebbe dovuto battezzare la nipotina nata un mese fa. L'appuntamento più importante per lui era già fissato per giugno: si sarebbe dovuto sposare con Alessandra, la sua fidanzata che da anni abitava con lui a Siena. Invece i progetti sono andati all'aria ieri mattina: un mese prima della fine della missione in Afghanistan è successo tutto quello che neanche lui avrebbe mai immaginato. Quando parlava al telefono con i genitori era sempre ottimista: «State tranquilli, qui va tutto alla grande. Noi stiamo bene, aspettatemi perché tra poco rientro e facciamo festa».
IL DRAMMA DELLA FAMIGLIA Mamma Greca piange in silenzio. Sfoga la sua rabbia con l'arcivescovo di Oristano: «Lo dicano chiaro e tondo che questa non è una missione di pace. Ormai non ci crede più nessuno: i nostri figli sono andati a morire in guerra. Io non volevo che Matteo partisse per l'Afghanistan, gli dicevo sempre di tornare a casa. Glielo ripetevo tutte le volte che lo sentivo». Matteo invece sognava fin da piccolo la vita militare e quel desiderio lo aveva coronato quando era riuscito a indossare la divisa del 186° Reggimento. Orgoglioso di essere un paracadutista, come il fratello Stefano, anche lui arruolato tra le fila della Folgore. In Afghanistan si erano incontrati in primavera: Matteo era appena arrivato e Stefano stava rientrando in Sardegna dopo alcuni mesi di lavoro. Si erano dati appuntamento a novembre: a Solarussa ci sarebbe stato da festeggiare per il battesimo della nipotina.
IL SOGNO DELLA DIVISA Matteo Mureddu si era arruolato a ventun'anni, nel 2002, e in sette anni di servizio aveva partecipato a diverse operazioni militari. Da marzo a ottobre del 2007 era partito per la missione in Libano, da ottobre a novembre del 2005 invece era stato nella Ex Jugoslavia. In Italia, nella primavera del 2005, aveva partecipato anche all'operazione Domino, avviata in tutto il territorio nazionale per il controllo degli obiettivi sensibili. Lo studio non faceva per lui: in seconda superiore aveva abbandonato la scuola ma non aveva perso tempo. Ogni giorno lavorava sodo in campagna per aiutare il padre a portare avanti l'ovile. E fino a quando non ha vinto il concorso per diventare un soldato dell'Esercito italiano ha continuato a spaccarsi la schiena nell'azienda di famiglia. «Non ha mai passato una giornata senza far nulla - racconta il vicino di casa - Era sempre impegnato e quando era riuscito ad arruolarsi era l'uomo più felice del mondo. Qui aspettavamo tutti che rientrasse da questa missione gli volevamo bene ed eravamo tutti preoccupati per lui».
IL RICORDO DEL PARROCO Don Gianfranco Murru per tanti anni è stato il parroco di Solarussa, da qualche tempo si è spostato a Oristano, ma in paese ha mantenuto tanti rapporti di amicizia. Appena ha saputo della tragedia di Kabul è saltato in macchina e si è precipitato a consolare i genitori di Matteo. «Sabato ci eravamo sentiti per l'ultima volta. Era contentissimo: voleva sposarsi nella cattedrale di Oristano, ma forse non sarebbe stato possibile. E allora gli ho proposto di celebrare la messa nella mia parrocchia, la chiesa di Sant'Efisio in Su Brugu. Cinzia, la sorella, lo aveva scelto per fare il padrino della sua bambina e lui era orgogliosissimo di questo. Era stato anche mio alunno alle industriali di Oristano: un ragazzo d'oro, si era impegnato con tutte le sue capacità per riuscire ad arruolarsi». Poi a Solarussa arriva anche l'arcivescovo di Oristano. «Questo è un dolore che colpisce tutta la comunità, non solo la famiglia di Matteo e i suoi compaesani. Tutti siamo provati da una tragedia terribile, ma allo stesso tempo siamo orgogliosi del lavoro di questi ragazzi».
IL SINDACO Antonangela Sechi non riesce quasi a parlare. «Poteva essere mio figlio, la mamma è mia coetanea. Cosa posso dire a questi genitori? Questa è una tragedia devastante per il padre, la madre e i fratelli. Il paese intero è sotto choc, non riusciamo a darci pace: è morto un nostro figlio. In questo momento però non voglio sentir parlare di missione di pace: mi sembra assurdo che noi cerchiamo di insegnare ai nostri ragazzi la cultura della pace e poi ci troviamo di fronte a situazioni così drammatiche. Subito decretiamo tre giorni di lutto cittadino». L'unico parlamentare oristanese, Caterina Pes, è stata in Afghanistan a maggio e nel primo pomeriggio si è precipitata a Solarussa: «I nostri militari sono ragazzi speciali, sono davvero il meglio dell'Italia. Sono orgogliosi del lavoro che fanno e si fanno coraggio a vicenda per affrontare una situazione difficilissima».
L'OROGLIO DEI MILITARI Il generale Sandro Santroni è stato il primo a portare la notizia ai genitori di Matteo è stato: a Solarussa è arrivato qualche minuto dopo mezzogiorno e da quel momento la famiglia Mureddu è stata travolta da un uragano di dolore. «Non c'è stato neanche bisogno di parlare, quando hanno aperto la porta e hanno visto un uomo in divisa hanno capito tutto al volo - racconta il comandante militare della Sardegna - Avevano già sentito la notizia al telegiornale e avevano sperato che a Matteo non fosse successo nulla. Invece stavolta è finita malissimo. Questo è un duro colpo per tutta la Sardegna e in particolare per i militari sardi. I fanti della Brigata Sassari saranno in Afghanistan da ottobre».
NICOLA PINNA