«Oggi non commemoriamo solo dei nomi, ma celebriamo uno spirito che appartiene a tutti noi turritani. Il mio augurio è che la nostra memoria non diventi mai polvere, ma resti come il mare, potente, costante e capace di ricordarci ogni giorno chi siamo e di cosa siamo capaci». Parole che arrivano al cuore quelle pronunciate da Cristina Valente, pronipote di Ciro Valente, uno dei marinai vittime della tragedia del peschereccio Onda, affondato nelle acque del Golfo dell’Asinara il 6 maggio del 1943 dalle cannonate di un sommergibile inglese, dopo essere salpato da Porto Torres con il compito di rifornire di pescato la città e il territorio durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa mattina piazza Eroi dell’Onda ha ospitato la cerimonia organizzata dall'Amministrazione comunale di Porto Torres in memoria dell’equipaggio del peschereccio con a bordo 9 marinai, i quali sebbene, qualche giorno prima, avessero segnalato la presenza di un sottomarino nemico nelle acque del Golfo, furono costretti a prendere il largo andando incontro a un tragico destino.

Dei 9 “eroi semplici” si salvarono solo i due fuochisti Antonio Gavino Sanna e Giovanni Sposito mentre gli altri sette uomini morirono in mare. Erano il comandante Giuseppe Sandolo, i marinai Emilio Acciaro, Paolo Bancalà, Salvatore Fois, Ciro Valente, il pratico di bordo Antonio Striano e il capo pesca Michele Zeno. Alla presenza delle autorità civili, militari e religiose del territorio, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, delle Associazioni Civili locali e delle famiglie dei Caduti, tra le più anziane Giovanna Manunta, Speranza Bancalà e Caterina Foie tanti nipoti e pronipoti, insieme alle rappresentanti della Croce Rossa guidata da Clara Sabino, la città turritana ha rinnovato l’omaggio e la riconoscenza a questi uomini straordinari che pagarono con la vita il loro servizio alla collettività. Dopo il raduno nella piazza, il cerimoniere Antonio Chessa ha ripercorso la vicenda storica dell'Onda. Quel tragico mattino del 6 maggio 1943, mentre l’imbarcazione era impegnata nella pesca a strascico nei pressi di Punta Falcone, venne colpita dalle cannonate del sommergibile britannico Safari che aprì il fuoco da una distanza di appena 550 metri.

L’attacco non lasciò scampo: il peschereccio affondò rapidamente. Si salvarono solo i due fuochisti Antonio Gavino Sanna e Giovanni Sposito mentre gli altri sette uomini morirono in mare. Erano il comandante Giuseppe Sandolo, i marinai Emilio Acciaro, Paolo Bancalà, Salvatore Fois, Ciro Valente, il pratico di bordo Antonio Striano e il capo pesca Michele Zeno. A seguire sindaco Massimo Mulas, accompagnato dalla comandante della Polizia Locale Maria Caterina Onida, ha deposto una corona d’alloro ai piedi della palina segnaletica inaugurata nel 2023 in occasione dell’80° anniversario della tragedia che riporta incisi i nomi dei 9 marinai dell’Onda.Don Andrea Stara, parroco della Chiesa dello Spirito Santo, ha quindi impartito la benedizione in memoria dei caduti. «Crescere con il racconto degli Eroi dell'Onda in famiglia - ha proseguito Cristina Valente - non significa solo ascoltare una storia di coraggio scritta sui libri o sulle lapidi. Per noi, figli, nipoti e pronipoti significa essere cresciuti con l'eco di quel mare nelle orecchie e con l'esempio di uomini che davanti al pericolo estremo non si sono voltati e sono usciti a mare. Mio bisnonno, Ciro Valente e i suoi compagni, erano uomini di mare ed erano fieri di questa terra. Spesso ci chiediamo cosa resti oggi di quel gesto. Resta l'insegnamento più puro: "il coraggio”. Porto Torres è orgogliosa di loro, ma noi familiari portiamo addosso l'orgoglio più dolce e doloroso: quello di sapere che nelle nostre vene scorre il sangue di chi ha saputo, anche se obbligato, essere straordinaro nel proprio coraggio. Oggi non commemoriamo solo dei nomi, ma celebriamo uno spirito che appartiene a tutti noi turritani. Il mio augurio è che la nostra memoria non diventi mai polvere, ma resti come il mare, potente, costante e capace di ricordarci ogni giorno chi siamo e di cosa siamo capaci». Nel luglio 1947 il relitto dell’Onda fu riportato a galla: ad accoglierlo una folla commossa. Da allora, il ricordo di quei pescatori è diventato memoria collettiva.

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