Sassari, scoppia il caso del detenuto palestinese. La legale: «Non lo sentiamo da giugno»
Istanze al gip e interrogazioni parlamentari su Riyad Al Bustanij, accusato di aver appoggiato Hamas e recluso a Bancali. La famiglia: «Ha bisogno di cure»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Istanze al gip e interrogazioni parlamentari. Si ingrossa l’affaire Riyad Al Bustanij, il 60enne palestinese detenuto nel carcere di Bancali nella sezione “Alta Sicurezza 2”. L’uomo è stato arrestato lo scorso dicembre a Bologna, ma l’inchiesta porta la firma della procura nazionale antimafia e della procura di Genova, perché avrebbe finanziato Hamas, insieme ad altri indagati, inviando fondi all’associazione terroristica in realtà destinati alla popolazione di Gaza.
L’uomo è stato trasferito, lo scorso 25 giugno, dal carcere di Rossano, in Calabria, alla Casa circondariale di Sassari. “E da allora - riferisce la sua avvocata, Marina Prosperi - ne abbiamo perso le tracce”. Nel frattempo la famiglia di Al Bustanij ha inviato un comunicato di fuoco, diffuso oggi dalle associazioni Culleziu contra a la Gherra, Giovani Palestinesi Sardegna, Amicizia Sardegna-Palestina e Associazione dei Palestinesi in Italia. Nella nota si parla di “gravi negligenze che mettono a rischio la sua vita, la sua salute e i suoi diritti”. “Soffre di frequenti crisi diabetiche- si riporta- e non riceve tempestivamente il cibo o i farmaci necessari, nonostante la sua condizione clinica non consenta alcun ritardo o omissione nelle cure.” “Inoltre - continua la famiglia - è affetto da una patologia prostatica e non sta ricevendo il trattamento medico necessario, con il conseguente rischio di gravi complicazioni.” In più si segnala che “il suo diritto alle comunicazioni telefoniche è oggetto di restrizioni ingiustificate”. Vi è poi il problema della figlia, malata oncologica: “Poter comunicare con lei tramite videochiamata rappresenta una necessità umana e psicologica fondamentale, e non un semplice privilegio. Riteniamo che l'insieme di queste circostanze costituisca una palese violazione dei diritti del detenuto alla salute, alla dignità e alla tutela legale.” “Non possiamo contattarlo direttamente da più di un mese, e non si capisce perché, nemmeno con le videochiamate”, sottolinea poi Prosperi che rimarca come non sia stato possibile trovare un traduttore e come soltanto la famiglia sia riuscita a parlare con il detenuto. “Ho inviato una pec alla direzione del carcere e alle garanti, regionale e locale. Da Bancali non abbiamo avuto risposte mentre la garante Testa ci dice che è lui a non voler contattarci”. Fatto che pare strano all’avvocata anche perché è pendente un ricorso davanti al gip di Genova di cui “l’indagato vorrebbe certo conoscere gli esiti”. Istanza dove si chiede di accertare le sue condizioni sanitarie e di aumentare il numero delle videochiamate. “I riscontri sono quindi in contraddizione con quanto dice la famiglia”, sintetizza Prosperi. Intanto, aggiunge, la deputata Cinquestelle Stefania Ascari ha presentato una interrogazione parlamentare sulla vicenda. “La situazione sta sfuggendo di mano” conclude la legale. Riyad Al-Bustanij aveva già lamentato un trattamento carente nella struttura calabrese. Dal carcere intanto, e dalla sua direttrice, si informa che non verranno rilasciate dichiarazioni sulla vicenda, di cui comunque sono a conoscenza i superiori della dirigente.
