Rinviata a marzo 2027, ieri in tribunale a Sassari, l’udienza preliminare per la morte di Antonio Masia, deceduto il 25 luglio 2022 nell’impianto di trattamento rifiuti di Truncu Reale.

Una tragica vicenda  che vede indagati per omicidio colposo Antonio Cesaraccio, socio e presidente del Consiglio di amministrazione Gesam, Mario Innocenzo Giannasi, responsabile tecnico dell’impianto, e Michela Coppola, responsabile servizio di protezione e prevenzione della stessa società. Secondo le accuse la loro colpa sarebbe «consistita in negligenza imprudenza e imperizia nonché inosservanza delle disposizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro».

Quattro anni fa l’operatore della ditta perse la vita in circostanze che non sono state ancora del tutto chiarite e che ha visto, in un procedimento con rito abbreviato, finire assolto per non aver commesso il fatto un collega della vittima, accusato anche lui di omicidio colposo, e difeso dall’avvocato Luca Sciaccaluga. Nell’udienza di ieri l’avvocata Francesca Fiori, che rappresenta le parti civili, ha chiesto al gup Gian Paolo Piana, alcune modifiche del capo d’imputazione, e di togliere dal fascicolo inviato dal pm al gup gli atti del processo penale che ha riguardato proprio Saba, in particolare le testimonianze dei due consulenti tecnici del pm, atti che, secondo la legale, non avrebbero potuto essere allegati dal magistrato perché non costituirebbero fonti di prova.

La pm Elisa Succu ha respinto l’eccezione così come gli avvocati della difesa Nicola Lucchi, che assiste Cesaraccio e Coppola, e Giorgio Murino, che difende Giannasi. Il gup scioglierà la riserva il prossimo 4 marzo, data in cui si terrà la discussione.

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