«Mi copre la vista della strada». Con questa scusa un 58enne aveva dato fuoco, nel 2024 ad Alghero, a una palma di otto metri. Azione compiuta in stato di ebbrezza e le cui conseguenze avrebbero potuto essere ben peggiori. Perché le fiamme erano andate molto vicino a uno stabilimento turistico lambendo poi, in particolare, una officina con il rischio di provocare l’esplosione delle bombole di gas presenti nei locali.

Un rogo innescato da un accendino poi consegnato dall’autore alle forze dell’ordine insieme a un’altra spiegazione sul gesto: “Volevo pulire questo posto dalla sporcizia”.

Sulla responsabilità dell’uomo vi erano stati pochi dubbi fin dal principio, perché era stato notato dai passanti mentre si nascondeva tra i cespugli pochi momenti prima che si originasse l’incendio ma, in seguito, era arrivata anche la confessione sulla paternità dell'accaduto.

Nei giorni scorsi il 58enne ha subito in tribunale la condanna da parte del gup Giuseppe Grotteria, in sede di abbreviato, a un anno e dieci mesi con pena sospesa. Il pm Angelo Beccu aveva invece sollecitato la pena di 2 anni e 4 mesi. L’avvocato della difesa, Salvatore Masia, in fase di discussione, si è soffermato sulle condizioni dell’uomo ricordando come il suo assistito viva da tempo in uno stato di estremo disagio personale e sociale.

Già protagonista di altri gesti borderline, dal lancio di pietre contro le auto in sosta allo squarciamento delle ruote, l’imputato era stato dichiarato capace di intendere e di volere.

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