Da super carcere di massima sicurezza a Parco nazionale dal 1997, da trentanni il nome dell’Asinara spunta come soluzione al problema del sovraffollamento degli Istituti penitenziari e dei detenuti responsabili di aggressioni.

E sul tema ci riprova il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria che, attraverso il suo segretario generale Donato Capece, propone di valutare la riapertura degli istituti di Pianosa e Asinara oppure di creare strutture nazionali specializzate, progettate per accogliere un numero limitato di persone ad altissima criticità.

«Il carcere non può essere governato dalla legge del più forte», sostiene Capece, il quale chiede, prima di costruire nuove strutture, la piena applicazione degli strumenti già contemplati dalla normativa.

Il riferimento è soprattutto all’articolo 14-bis dell’ordinamento penitenziario, che disciplina il regime di sorveglianza particolare per chi compromette la sicurezza o l’ordine degli istituti oppure ricorre alla violenza e alle minacce.

Capece richiama anche l’articolo 32 del regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario, che consente di destinare a istituti o sezioni apposite i detenuti il cui comportamento richieda particolari cautele. Immediata la replica di Sinistra italiana Avs Isola d’Elba: «La proposta di Capece è irricevibile e irrealizzabile – dicono - denuncia giustamente la situazione sempre più drammatica e insostenibile nelle carceri italiane, ma purtroppo lo fa anche rilanciando per l’ennesima volta la richiesta di riaprire le carceri di Pianosa e l’Asinara che sono chiuse da 30 anni perché quei territori fanno parte di Parchi Nazionali e sono protetti da Direttive europee per la salvaguardia di fauna e habitat».

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