Il sottosegretario è intervenuto ieri a Cagliari alla riunione convocata da una commissione tecnica di esperti per valutare i controlli ambientali pagati dalla Difesa (2,5 milioni di euro), gestiti dalla Nato e affidati a cinque società. Una di queste, la Sgs, è finita sotto inchiesta per falso (aveva certificato che tutto era in regola) nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Lanusei sull'eventuale rapporto tra attività del poligono e malattie e malformazioni.

L'INQUINAMENTO - La situazione non è proprio rosea. Gli esperti, guidati da Antonio Onnis, ex manager delle Asl di Oristano e Lunarie, hanno impiegato quattro ore per illustrare il quadro ambientale dei 13 mila ettari usati dal 1956 per esercitazioni militari, test di armi e di oleodotti, per il brillamento di ordigni da smaltire. Per certi versi, la scoperta dell'acqua calda, cioè che il poligono inquina, ma è stato importante anche per i sindaci del territorio, per esponenti di Asl, per l'assessore alla Sanità Antonello Liori, sentire con le proprie orecchie che sono state trovate contaminazioni di metalli pesanti (un po' tutti, ma in maggior parte arsenico); che sostanze cancerogene come il tritolo sono state assorbite dai licheni; che ha presentato valori anomali anche l'acqua del mare (arsenico, cromo, piombo e nichel); che dopo alcune attività si crea un inquinamento di polveri fini peggiore di quello riscontrato a Roma o Milano quando si decide di chiedere al traffico il centro abitato; che nano particelle cancerogene, per forma e dimensione riconducibili soltanto all'attività militare, sono state rinvenute anche al seguito di analisi comunque criticate dal comitato tecnico di esperti.
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