Quando l'hanno violentata, tra gli alberi del parcheggio della discoteca Buddha beach, era sotto l'effetto di droga e alcol. Soltanto la domenica mattina una studentessa cagliaritana di 28 anni si è resa conto del dramma che aveva vissuto poche ore prima. All'ospedale Brotzu i medici hanno confermato la violenza sessuale. Nel referto, certificate anche abrasioni agli arti, ecchimosi su tutto il corpo e sul volto.

DUE DENUNCE La giovane, tra le lacrime, ha raccontato agli agenti della Squadra mobile di Cagliari quello che le era capitato verso le 3,30 nello sterrato davanti al locale nel litorale quartese, tra Costa degli Angeli e Stella di Mare. Gli investigatori, dopo quarantotto ore di indagini, hanno individuato e denunciato per violenza sessuale aggravata i due presunti stupratori, entrambi di Uras e incensurati: N. F., macellaio di 33 anni, e M. P., 35, cameriere. Il caso passerà ora nelle mani del magistrato Alessandro Pili.

LE BOTTE La studentessa ha detto di aver conosciuto i due oristanesi durante la serata e di aver bevuto e chiacchierato con loro. Poi è uscita dalla discoteca con uno dei due per fumare una sigaretta. Dopo pochi minuti è arrivato l'amico. Con un pugno hanno stordito la ventottenne, violentandola nelle vicinanze del parcheggio, tra gli alberi al riparo da sguardi indiscreti. I due sono poi rientrati nel locale per proseguire la serata con il resto del gruppo. La vittima, tornata a casa con le amiche, è andata in ospedale poche ore dopo.

LA FESTA I presunti stupratori sono stati rintracciati dagli agenti della sezione Crimine diffuso, coordinati da Oreste Barbella, in collaborazione con la Squadra mobile di Oristano, grazie a un particolare: facevano parte di un gruppo di venti ragazzi di Uras che aveva prenotato un'area privata al Buddha beach per festeggiare un addio al celibato. I poliziotti hanno contattato l'agenzia che aveva noleggiato il pulmino risalendo all'organizzatore della serata. Sono stati contattati così tutti i giovani. Uno dei presunti violentatori è stato smascherato perché, dettaglio riferito dalla vittima, aveva l'apparecchio dentale. Per gli investigatori è stato facile arrivare anche al secondo giovane. Ora devono rispondere dell'accusa di violenza sessuale.

MATTEO VERCELLI
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