«Si informa la cittadinanza che è stata emessa l’Ordinanza Sindacale n. 18 del 04.04.2026, con la quale è vietato somministrare cibo o lasciare alimenti a un cane vagante presente lungo la SS 195».

Scoppia il caso a Teulada dopo la decisione del sindaco di proibire di dare crocchette e altri alimenti a un povero cane vagabondo, un provvedimento che, si legge nell’ordinanza, «si è reso necessario a seguito del fallito tentativo di cattura dell’animale, particolarmente diffidente e non avvicinabile, nonché per la presenza di condizioni ambientali che rendono difficoltoso ogni intervento. La presenza di cibo favorisce la permanenza del cane in prossimità della strada statale, con conseguente rischio per la sicurezza della circolazione e per l’incolumità dell’animale stesso».

Il web insorge, tra insulti irripetibili e addirittura minacce: «Un giorno mancherà pane e acqua a chi l’ha deciso», il tenore dei commenti, in alcuni casi ben più gravi.

Tanto che il sindaco Angelo Milia è stato costretto a intervenire e spiegare: «Vorrei chiarire la situazione che si è venuta a creare in riferimento all'ordinanza sul cane vagante lungo la SS 195. Ho letto tante parole, anche molto dure, nei miei confronti e nei confronti dell'Amministrazione. Capisco la sensibilità che questa vicenda sta suscitando perché parliamo di un animale in difficoltà, e nessuno può restare indifferente. Ma proprio per questo è necessario riportare i fatti, non distorti né manipolati».

«Il Comune – la ricostruzione – ha affidato il servizio di cura, custodia e cattura dei cani randagi a una struttura specializzata, il Canile Dog Hotel s.r.l. di Assemini. Dopo svariati tentativi di cattura, di concerto con ASL, Polizia Locale, Compagnia Barracellare e guardie zoofile, purtroppo falliti a causa del comportamento diffidente del cane e delle condizioni difficili dell'area, si è deciso di emanare l'ordinanza. Una decisione nata da precise valutazioni tecniche delle relazioni della Polizia Locale e degli operatori del Dog Hotel, che hanno ritenuto questa la strada più corretta per consentire il recupero dell'animale in sicurezza. Se qualcuno avesse davvero voluto "fregarsene", come è stato detto, non ci sarebbero stati sopralluoghi continui, interventi e tentativi portati avanti per settimane. Anche io ho provato varie volte a recuperarlo, senza fare grandi proclami. Purtroppo non ci sono riuscito».

«Questa ordinanza non nasce contro quel cane – la precisazione - Nasce per salvarlo. Lasciare cibo sul posto può sembrare un gesto d'aiuto, ma in questa situazione significa mantenerlo in una zona estremamente pericolosa, esponendolo ogni giorno a rischi e rendendo più difficile la sua cattura. La scelta di limitare le fonti di cibo per favorire il suo spostamento e permettere finalmente un recupero in sicurezza è stata difficile, ma necessaria, oltre che condivisa dagli operatori. Leggere accuse come "lo vogliono far morire di fame" fa male. È una rappresentazione completamente distante dalla realtà».

L'ordinanza «dice di non dargli da mangiare in prossimità della strada a tutela della sua incolumità e delle persone. Diffondere ricostruzioni non corrette su una situazione così delicata non aiuta né l'animale né la comunità. Chi amministra ha il dovere di prendere decisioni anche impopolari, ma sempre con un unico obiettivo: tutelare la vita, sia degli animali che delle persone. Ricordiamolo: siamo su un tratto di strada oggettivamente pericoloso. Detto questo, noi continuiamo a lavorare per risolvere la situazione. Di leoni da tastiera e risolutori da divano ve ne sono fin troppi. Probabilmente ignorare la questione sarebbe stata la scelta con meno risalto sui social, ma sicuramente inutile per cercare di scongiurare situazioni sgradevoli».

Infine la conclusione: «Leggo con amarezza commenti come questo: “Il sindaco per una cosa del genere andrebbe appeso nella piazza del municipio… e preso a bastonate”. Sono parole gravissime, che nulla hanno a che vedere con il confronto civile e democratico. Si è andati ben oltre la critica, scivolando in quello che ha assunto i contorni di un vero e proprio linciaggio mediatico. Il rispetto deve essere la base di qualsiasi comunità: le istituzioni si possono contestare, ma non si possono disumanizzare».

(Unioneonline/D)

© Riproduzione riservata