Piano contro il caos nei pronto soccorso sardi: dimissioni più rapide e aiuto dai centri privati
Emergenza totale in tutti gli ospedali, Todde crea una task force: obblighi anche per le aziendePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La Regione cerca di correre ai ripari per affrontare il caos nei pronto soccorso della Sardegna. “Costituzione del coordinamento regionale per la redazione del piano regionale per la gestione del sovraffollamento e dei flussi di ricovero”: è l’oggetto del decreto firmato da Alessandra Todde nella sua veste di assessora regionale alla Sanità.
Un provvedimento «urgente» che fissa come obiettivo l’individuazione delle strategie per risolvere «le persistenti criticità legate al quadro epidemiologico corrente, caratterizzato da incremento dei casi di sindrome influenzale e complicanze respiratorie, con impatto sui pronto soccorso e sui reparti di degenza». Il piano quindi è da redigere, ma protagonisti e linee di intervento sono già nero su bianco.
Si parte da un presupposto: «Il fenomeno dei pazienti clinicamente dimissibili, la cui degenza risulta prolungata per motivi non clinici, contribuisce al prolungamento delle degenze e alla saturazione dei posti letto». Quindi: più si rimandano a casa, meglio è.
Il compito di stilare il piano è affidato al direttore generale della Sanità (o suo delegato) con funzioni di coordinamento, al direttore del servizio Promozione e governo delle reti di cure e ai direttori dei pronto soccorso del Brotzu, Fabrizio Polo, al collega dell’Aou di Sassari, Paolo Pinna Parpaglia, al manager di Ares e alla componente di riferimento per le tematiche socio-sanitarie del territorio, Maria Piera Ruggiu.
Si prevede l’istituzione «delle unità di crisi aziendali (Uca), coordinate dalla direzione sanitaria, con la partecipazione del bed manager e di un numero ristretto di professionisti rappresentativi delle unità operative (Uo) di pronto soccorso. Al livello di azienda territoriale sono coinvolti i medici di medicina generale e i pediatri».
Il coordinamento nominerà in ogni Asl il «responsabile aziendale per la gestione del flusso dei pazienti di Pronto Soccorso e dei ricoveri». Dovranno anche essere adottate procedure aziendali per: tempestiva esecuzione delle consulenze, rinforzo temporaneo del personale dei Pronto Soccorso, affidamento e sorveglianza dei pazienti in attesa di ricovero/trasferimento». Le dimissioni devono essere programmate «entro le ore 15 del giorno precedente (suscettibile di aggiornamento in base all’evoluzione clinica)». Il decreto prevede anche l’attivazione negli ospedali «di aree di degenza temporanea polispecialistiche per pazienti clinicamente stabili in attesa di posto/diagnostica/terapia breve/dimissione» e l’apertura temporanea «di posti letto aggiuntivi fino al 10% per ciascun reparto in condizioni di sovraffollamento, nel rispetto dei requisiti di sicurezza».
Todde ipotizza anche il ricorso a strutture private accreditate «per la disponibilità di posti letto per acuti e post-acuti, con lo scopo di decongestionare pronto soccorso e reparti».
Ci sono obblighi anche per le aziende sanitarie, che dovranno «predisporre il piano aziendale per la gestione del sovraffollamento, secondo il modello che sarà definito nel Piano regionale, da trasmettere al coordinamento regionale per la verifica dei contenuti». In ogni piano locale devono essere definiti con precisione posti letto e personale disponibile, con la sintesi della metodologia adottata per la gestione dei flussi di pazienti.
Ora è tutto sulla carta, a breve si avranno i dettagli presidio per presidio. Poi bisognerà capire quanto funzionerà.
