07 ottobre 2009 alle 14:29aggiornato il 07 ottobre 2009 alle 14:29
Ottana, la centrale all'olio di colzabocciata dalle piccole imprese
Ai piccoli imprenditori del Nuorese non piace il progetto della Biopower: troppo territorio occupato dalle coltivazioni, troppo alti i costi rispetto ai benefici. Occupazione compresaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L'associazione piccole aziende di Nuoro tenta di smontare il progetto della centrale elettrica a olio di colza presentato dalla Biopower a Ottana. Le perplessità sull'iniziativa derivano da uno studio comparato del direttore Gianfranco Seddone sull'impianto che dovrebbe entrare in funzione entro il 2013 finanziato con 65 milioni di euro erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti e un investimento complessivo di 400 milioni di euro. Oltre al problema della materia prima ("per una centrale da 1MW occorrono 2.920 ettari e siccome la centrale di Ottana viene dichiarata per 34MW occorrono 100 mila ettari, considerando la rotazione delle colture bisogna triplicare la superficie quindi servono 300 mila ettari da coltivare a colza, il 12,5% del territorio regionale ovvero all'incirca tutta la provincia di Oristano"), Seddone sostiene che si sarebbe costretti a importare dall'estero l'olio vegetale. L'Apan contesta anche la dichiarata intenzione di non pretendere contributi pubblici visto che "la Centrale di Ottana usufruirà degli incentivi statali attraverso i Certificati Verdi che sono titoli spendibili nel mercato.Con quei certificati si potrà costruire la super mega centrale elettrica che sfrutterà il Gas algerino di 300MWatt. Ma tutta questa energia servirà alla Sardegna? Attualmente non sapremo dove inviarla". Infine Gianfranco Seddone presenta, comparando i costi, un'alternativa: un ettaro di fotovoltaico produce più di un milione di kilowattora ovvero più di 300 volte di quello prodotto con un ettaro di colza. Con lo stesso investimento di 65 milioni di euro, ormai si può realizzare una centrale da 34MW di fotovoltaico con 50 ettari di energia pulita al 99% con zero emissioni di CO2. Con lo stesso investimento di 65 milioni di euro quindi - sostiene da Nuoro il direttore dell'Apan Sardegna - si potrebbe attivare una centrale fotovoltaica che darebbe lavoro a cento dipendenti, di cui 80 non specializzati, mentre l'impianto a colza darebbe lavoro solo a 30 dipendenti altamente specializzati.
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