Sanità e assistenza primaria nel Guilcier? Benvenuti nel girone dei dannati. La situazione è gravissima da tempo, ma ora con i nuovi pensionamenti dei medici di base e circa 6000 pazienti rimasti senza assistenza è drammatica. L’Ascot che funziona a singhiozzo e con tremila inconvenienti, la guardia medica che è presa d’assalto e riceve in condizioni a dir poco indicibili.

«Mi occorreva una prescrizione medica urgente e, non avendo più medico di base, mi sono recata dalla guardia medica. All’apertura c’erano già in attesa oltre venti persone, tutte in piedi tra il corridoio e le scale del primo piano dell’ospedale, una vergogna. E l’Ascot nonostante oggi  come recitava l’avviso sul sito della Asl doveva essere aperto in realtà era chiuso», denuncia una cittadina. E l’Ascot di Ghilarza serve anche le comunità di Abbasanta, Aidomaggiore, Norbello, Sedilo, Bidonì, Boroneddu, Soddì, Sorradile e Tadasuni. Centri dove risiedono moltissimi anziani che magari sono anche costretti a pagare qualcuno per farsi accompagnare all’Ascot e poi trovano chiuso.

Così la risposta della Asl: «Per un mero errore materiale nel sito internet aziendale è stata aggiornata solo nella tarda mattinata di mercoledì, la modifica del turno dell’Ascot. L’avviso era comunque stato affisso nei locali, che ospitano l’ambulatorio. Sulla situazione logistica della sede dell’Ascot di Ghilarza, dove si svolge anche il servizio di guardia medica, si precisa che al momento lo stabile dell’ospedale Delogu è interessato da lavori riguardanti i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per questo si garantiscono tutti i servizi per i pazienti attraverso una rimodulazione degli spazi, una situazione contingente, per la quale chiediamo la comprensione ai cittadini».

Furenti comitato e sindaci: «Stiamo cercando di organizzare per fine mese una manifestazione a Cagliari con gli altri Comitati. La situazione è gravissima e la gente esasperata», dice Silvio Manca del Comitato in difesa dell’ospedale e della sanità nel Guilcier. «La situazione sanitaria è gravissima. L’aspetto ancora più pericoloso e disarmante l’atteggiamento di rassegnazione delle persone», dice la sindaca di Abbasanta Patrizia Carta.

Sul piede di guerra il sindaco di Boroneddu Angelo Mele che ha investito migliaia di euro per allestire un ambulatorio dove il Comune provvederebbe a pagare anche tutte le utenze e le pulizie: «Ho chiesto anche oggi un incontro urgente con la nuova direttrice. È un anno che attendiamo di aprire l’ambulatorio e non si capisce perché siamo ancora così. Vogliamo dare un servizio ai nostri cittadini e aiutare anche chi dei centri vicini non ha medico».

Così il sindaco di Ghilarza Stefano Licheri: «Purtroppo la situazione è grave e l’Ascot è solo un piccolo rattoppo che non sempre funziona. Devono essere loro a preoccuparsi di inviare le comunicazioni e invece talvolta manco sistemano i cartelli con le aperture. Non si capisce perché a Cagliari hanno un medico ogni mille abitanti ne non invece qui abbiamo migliaia di persone senza medio. Si dovrebbe procedere come per le farmacie, con le autorizzazioni in base alla popolazione. E poi vista la situazione grave bisognerebbe dare priorità a chi ha Isee bassi, penso ai pensionasti che non si possono permettere visite specialistiche private».

Salvatore Cau è sindaco di Neoneli e consigliere regionale afferma: «Nell’immediato occorre trovare soluzioni tampone, ad esempio con i medici stranieri. Purtroppo, da diversi lustri, è in atto un processo di privatizzazione della sanità tanto ad arrivare a che solo chi ha soldi può curarsi. Occorre trovare soluzioni a medio-lungo termine e nel frattempo individuare soluzioni tampone». Gli fa eco un altro consigliere regionale del territorio, Peppino Canu, tra l’altro medico di base andato in pensione poche settimane fa: «Con la decadenza dell’ex assessore Bartolazzi si è arenato il progetto dei medici stranieri. Bisogna riformare il sistema sanitario territoriale, se possibile coinvolgendo forze professionali nuove.  Sono state previste anche risorse aggiuntive per chi sceglie di prestare servizio nelle aree disagiate, ma neanche così nessuno accetta». Una situazione ormai grave e insostenibile. E i cittadini attendono risposte urgenti.

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